I funghi

Che cosa sono

Appartengono al regno vegetale, ma non hanno foglie, fusti, fiori, radici; pertanto si riproducono per mezzo delle spore, corpiccioli microscopici corrispondenti ai semi delle piante superiori, dalla cui germinazione si forma il micelio, un intreccio di minutissimi filamenti, detti ife, seminascosti nel terreno o sotto lo strato fogliare.
E’ il micelio il vero fungo, mentre quello che comunemente viene indicato con questo nome altro non è che il carpoforo, ossia il frutto.
I fattori climatici favorevoli alla nascita dei funghi sono le alte temperature congiunte all’umidità atmosferica, mentre il caldo secco, il vento e il freddo fungono da ostacolo.

 

I funghi

Come riconoscerli

Per diventare bravi classificatori occorre una spiccata passione per i funghi, un acuto spirito di osservazione, memoria, e una buona preparazione teorica. Di fronte ad un fungo che intendiamo classificare, occorre:
- Osservare attentamente i suoi caratteri morfologici e tener conto di quelli ecologici (habitat, condizioni del terreno, ecc)
- Avvicinarlo alle narici per sentirne l’odore
- Spezzare o tagliare i tessuti per vedere se cambiano di colore od emettono lattice
- Esercitare la pressione con le dita sui tessuti per verificarne la consistenza
- Asportare, quando è possibile, la cuticola del
cappello
- Eseguire i test cromatici mediante l’uso di reagenti chimici, ed effettuare le osservazioni microscopiche
- Consultare un buon testo di micologia che sia chiaro ed esauriente al tempo stesso.

I funghi

Come vivono

I funghi sono curiosi vegetali privi di clorofilla, e la mancanza di questa sostanza li costringe a particolari adattamenti fisiologici per assolvere alla funzione nutritiva. In altre parole, essendo incapaci di provvedervi in maniera autonoma, devono procurarsi le sostanze alimentari complesse prodotte da altri organismi vegetali ed animali.
In natura si trovano quindi funghi:
Parassiti che vivono a spese di altri esseri viventi;
Saprofiti che costituiscono insieme ai batteri la “benemerita categoria naturale” demolitrice della materia organica che si origina dai processi biologici: senza di essi il mondo che ci circonda diventerebbe in poco tempo un’enorme discarica, rendendo impossibile qualsiasi forma di vita;
Simbionti, realizzano con le piante uno scambio di elementi minerali fra micelio ed apparato radicale: ecco un bell’esempio di solidarietà naturale, guai ad alterare questo equilibrio!

 

I funghi

Funghi secchi

Il commercio dei funghi non si limita ai soli esemplari freschi, ma comprende anche una vasta gamma di prodotti che stanno sempre più interessando il mercato. Cominciamo dai porcini essiccati il cui colore dovrebbe essere bianco o leggermente ocra, non molto diverso da quello riscontrabile negli esemplari freschi. Esistono in commercio anche porcini essiccati di minor pregio, riconoscibili dai tessuti più scuri, facili alla rottura e allo sbriciolamento, ottenuti per lo più da funghi vecchi, bagnati, invasi da parassiti, sottoposti ad un difettoso processo di invecchiamento, o conservati in ambienti umidi. I funghi essiccati dovrebbero contenere in percentuali equilibrate dal 60-65% di gambi al 30-35% di cappelli.
Comunque è possibile e facile
essiccare da sé le quantità di funghi eccedenti il proprio consum

I funghi

Forma e dimensioni

Hanno forma variabile a seconda della specie di appartenenza. La struttura più comune, riscontrabile nei funghi di grandi dimensioni (macromiceti) appartenenti alla classe dei basidiomiceti, è costituita dal cappello, gambo, lamelle, tubuli e pori, aculei, anello, volva, ma ne esistono altre, specialmente nella classe degli ascomiceti, che si discostano da questo modello: pensiamo ai tartufi, alle morchelle, alle helvelle ...

I funghi

Difetti e frodi

Le confezioni originali dovrebbero avere l’involucro in buona parte trasparente, per mettere il consumatore in condizione di distinguere la qualità del prodotto in esse contenuto; ma non devono essere aperte per nessun motivo, quando sono esposte negli esercizi di vendita, in quanto la responsabilità giuridica sullo stato di conservazione del prodotto essiccato ricadrebbe esclusivamente sul commerciante. Spesso ai porcini vengono aggiunte specie commestibili di minor valore commerciale difficilmente riconoscibili, oppure frammenti di vegetali, come melanzane, patate, foglie secche, pezzetti di legno, ed anche terriccio e sassolini: il tutto pagato a peso di porcini!

I funghi

Quanti sono

Nessuno può dire con esattezza quanti sono i funghi in natura, i censimenti micologici sono tutti approssimativi. I funghi di piccole dimensioni (micromiceti) costituiscono il gruppo più numeroso (probabilmente dalle 80.000 alle 100.000 specie): vi appartengono le muffe (comprese quelle da cui si estraggono gli antibiotici) e i lieviti (saccaromiceti) che trovano impiego nella fabbricazione del vino, della birra, del pane.
Nella flora micologica italiana si contano più di 3.000 specie di macromiceti; di essi solo una trentina si possono considerare più o meno velenosi, compreso i mortali, che per fortuna sono meno di dieci. Quelli di maggior pregio ammontano solamente a qualche decina, mentre gli altri, o sono scadenti, o immangiabili perché legnosi, o possiedono cattivi odori o sapori, o sono poco conosciuti. Ma questi dati sono sempre approssimativi, e variano a seconda dei testi in cui sono riportati.

I funghi

Come si chiamano

Anche i funghi hanno un nome, anzi ne hanno diversi: quelli scientifici, formati da due parole in lingua latina (la prima indica il genere botanico e l’altra la specie), secondo il sistema che lo scienziato svedese Carlo Linneo vissuto nel ‘700 applicò agli esseri viventi, e i nomi “comuni o volgari”. Questi ultimi hanno origini antiche legate alla lingua parlata o ai dialetti locali, ma non è facile stabilirne l’esatto significato; possiamo solo osservare come essi siano talvolta collegati alle piante con cui i vari funghi vivono in simbiosi, ai luoghi e all’epoca di raccolta, alla forma, alla rassomiglianza con animali, organi o parti di essi.

I funghi

Colore cangiante

I colori dei funghi sono sempre molto difficili da definire, sia perché risultano dalla sovrapposizione di varie tonalità cromatiche, sia perché subiscono variazioni a causa della pioggia, della luce e del calore, dell'ambiente forestale in cui si sviluppano, ecc. che possono trarre in inganno anche un provetto classificatore.

 

FUNGHI MORTALI

AMANITA PHALLOIDES


Per abbondanza di crescita e per diffusione, è sicuramente responsabile della maggior parte degli avvelenamenti da funghi con esito mortale; è quindi di vitale importanza saperla riconoscere con estrema sicurezza.
Un ulteriore pericolo di confusione con specie commestibili è la facile confusione che si può avere tra i suoi esemplari giovani, ancora completamente racchiusi nel velo generale, con quelli di A. caesarea, il famoso ovulo buono, o con qualche vescia.
In questo caso è sufficiente tagliare i funghi a metà per avere la sicurezza nella determinazione : ci troveremo davanti a due piccoli funghi già disegnati all'interno dell'uovo; ma mentre nel caso di A. phalloides il fungo all'interno sarà di un colore bianco verdastro, in A. caesarea saranno già evidenti i colori del fungo aperto : arancio rosso nel cappello e giallo oro nelle lamelle e nel gambo.
Nel caso delle vescie sarà ancora più facile, non essendoci in queste nessuna traccia di fungo ma solo una polpa bianca molliccia.

FUNGHI MORTALI

AMANITA VIROSA


Oltre alle tre specie di Amanita citate e alle loro varietà, sono più di una ventina le specie fungine responsabili dell'avvelenamento denominato sindrome falloidea.

FUNGHI MORTALI

AMANITA MUSCARIA


La bellezza di A. muscaria ha fatto si che la sua immagine venisse sempre messa sulla copertina di tutti i libri che trattavano di funghi velenosi.
Ciò ha provocato sempre dei malintesi, non tanto perchè era portata come esempio di funghi velenosi una specie che velenosa lo è ma in modo abbastanza leggero, ma sopratutto perchè in questo modo venivano praticamente passate in second' ordine le tre specie di Amanita che velenose lo sono sicuramente molto di più.
La pericolosità di A. muscaria è stata sempre valutata in modo ambiguo; in alcuni casi è considerata molto velenosa, in altri addirittura innocua e ammessa alla vendita, come nei mercati in alcune zone della sponda bresciana del lago di Garda, dove viene consumata, priva della cuticola, dopo bollitura e conservazione in salamoia.

FUNGHI MORTALI

AMANITA VERNA


La sindrome falloidea è la causa della maggior parte degli avvelenamenti da funghi con esito mortale, fatto che purtroppo tempo fa avveniva in media nel 50-80% dei casi.
Oggi, fortunatamente anche in questo campo la medicina ha progredito molto, riducendo notevolmente queste percentuali, sopratutto con l'avvento della dialisi del sangue.
I veleni delle amanite mortali si dividono in due gruppi: falloidine e amanitine.
Le falloidine esercitano la loro azione a carico del sistema gastrointestinale, ma purtroppo risultano inattive per via orale.
Le amanitine provocano i danni più gravi, con effetti a carico delle cellule epatiche, delle quali impediscono la riproduzione fino a provocarne la morte.
I primi sintomi di avvelenamento si manifestano in media dalle 8 alle 15 ore dopo l'ingerimento, e questo purtroppo vuol dire che quando si comincia a star male i funghi sono già stati digeriti.
Inizialmente si presenta diarrea, vomito, che in seguito diventa biliare, sudorazione abbondante, sete intensa, disidratazione e, alle volte, collasso cardiocircolatorio.
Nel proseguo, generalmente dopo una pausa di miglioramento, si ha un'intossicazione epatica acuta che si manifesta con crisi ricorrenti fino alla morte.

FUNGHI MORTALI

AMANITA AUREOLA


L'avvelenamento ripete in tutto e per tutto la sintomatologia di quello causato da A. muscaria in quell'insieme di effetti a carico dell' apparato gastrointestinale e nervoso che vanno sotto il nome di sindrome panterinica.
Lo stato di eccitazione che portano le tossine di questi funghi, ha fatto si che in alcune zone dell'Alaska, in particolare nella penisola della Camciatca venisse usata come droga, masticandola a lungo cruda come il tabacco.

FUNGHI MORTALI

CORTINARIUS ORELLANUS


Fortunatamente è molto raro in Italia, anche se viene dato via via sempre più frequente.
I suoi veleni sono forse peggiori di quelli delle tre amanite che abbiamo descritto, poichè anche nei casi in cui l'esito è favorevole sono fortemente invalidanti.
I sintomi di intossicazione si manifestano da qualche ora a 15-20 giorni di distanza dall'ingerimento, quando ormai non solo si ha già digerito il fungo, ma alle volte non ci si ricorda neanche più di averlo mangiato.
I principi tossici agiscono principalmente a danno dei reni, provocando grave insufficienza renale e con non infrequente danno renale permanente.
E' inoltre possibile che intervenga il decesso in stato di coma uremico anche un mese o più dopo l'ingestione.

FUNGHI MORTALI

LEPIOTA BRUNNEOINCARNATA


L'avvelenamento è dello stesso tipo delle amanite mortali.
Bisogna stare molto attenti in questo caso, perchè è un fungo che cresce praticamente in città.

 

I FUNGHI

OVVERO I MISTERIOSI OGGETTI DEL DESIDERIO

 

L'autunno anche dalle nostre parti è bello. Perché vuol dire che finalmente ogni mattina ci si confronta con giorni più freschi dopo la snervante calura estiva, perché arrivano le prime piogge, perché finalmente si torna per i boschi a raccogliere i funghi.

Raccolgo funghi da molti anni ormai, e con il passare del tempo ho imparato a riconoscerne diverse specie. Proprio il tempo mi ha insegnato il buon senso, e con esso ho imparato che massima deve essere la prudenza quando si ha a che fare con i funghi.

Non trasformiamo quindi il "tempo di funghi" in tempo di guai.

Le specie mangerecce di funghi in Europa sono la maggioranza, mentre quelle tossiche sono solo una minoranza (1%).

La distinzione tra funghi tossici e funghi mangerecci presuppone la perfetta conoscenza dei caratteri botanici di ogni singola specie, soprattutto di quelle velenose.

La reale incidenza delle intossicazioni da funghi non è nota. I dati disponibili si riferiscono di solito ai casi più gravi, cioè quelli che richiedono necessariamente un intervento medico, mentre sfuggono le intossicazioni lievi perché autolimitantesi e/o perché "curate" a domicilio. I dati certi sono così ricavati dai pazienti ospedalizzati. Da tali dati si evince che la fascia di età più colpita è quella che va dai 16 ai 30 anni e che sono ugualmente colpiti entrambi i sessi.

E' importante sapere che :

  1. Provenienza dei funghi (raccolta da parte di dilettanti, luogo di raccolta, dal commercio, luogo di acquisto....).
  2. Quando sono stati mangiati i funghi.
  3. Quanto tempo è trascorso tra il consumo dei funghi e la comparsa dei primi sintomi.
  4. Quante persone hanno mangiato i funghi e quanti di essi hanno lamentato disturbi (contattare tutti i commensali).
  5. Disponibilità di residui cotti o crudi dei funghi consumati perché possano essere sottoposti all'esame di un esperto micologo.

Spero che queste poche notizie siano utili a qualcuno. Spero anche di incontrare in ospedale un sempre minor numero di persone intossicate da questi misteriosi oggetti del desiderio.

 


PERCHÉ I FUNGHI ?
I SISTEMI NUTRIZIONALI

Può sembrare incredibile ma i funghi sono stati creati per "mangiare" e non per essere mangiati! Alludiamo al sistema di nutrizione dei miceli; qui troverà risposta l'ingenua, ma pur legittima domanda: "A cosa servono i funghi e perché è indispensabile rispettarli ?".

I funghi, per vivere, hanno la necessità di nutrirsi a spese di altri organismi vegetali o animali, viventi o no. Sono principalmente tre i sistemi nutrizionali cui sono dediti i macromiceti e, in funzione di questi, vengono generalmente distinti in tre gruppi:

SAPROFITI, quelli che si nutrono di sostanze organiche, animali o vegetali, non viventi. Tali funghi, assieme a batteri e ad altri microorganismi, provvedono alla importantissima funzione di degradazione delle sostanze organiche, affinché tutte le spoglie del mondo vivente vengano restituite a quello inorganico sotto forma di acqua, anidride carbonica e sali minerali che assicurano il perpetuarsi del ciclo biologico. L'humus del terreno, costituito da detriti vegetali in tutti gli stadi di decomposizione, rappresenta la fonte di nutrizione di un grandissimo numero di funghi saprofiti tanto macroscopici che microscopici.

Tra i primi possiamo ricordare Agaricus campestris, Lepista nuda, numerosi Coprinus, Panaeolus, Psathyrella, Agrocybe, Macrolepiota, Lepiota, Entoloma, etc.

PARASSITI, sono funghi che si nutrono a spese di sostanze animali o vegetali viventi. Gran parte dei parassiti è costituita da microfunghi che possono rappresentare un serio pericolo per le piante, gli animali e l'uomo stesso, essendo la causa di gravi malattie che possono condurre alla morte dell'ospite. La peronospora, l'oidio, la ruggine del frumento, il mal secco della patate, etc., causate dai funghi cosiddetti "inferiori" e il mal del falchetto determinato dal notissimo Chiodino (Armillaria mellea s.l.), formano alcuni degli esempi più noti di malattie fungine diffuse nel regno vegetale. Tuttavia, i funghi parassiti sono regolatori del bosco poiché, di norma, attaccano solo le piante più gracili o ammalate migliorando, di fatto, la condizione delle altre essenze presenti nel bosco che, "liberate" da altri contendenti, fruiscono meglio delle risorse a loro disposizione. Sono parassiti numerose Polyporaceae e Corticiaceae.

SIMBIONTI, quelli che conducono vita di mutualismo con altri organismi viventi; il micelio entra in simbiosi con le radichette terminali di alberi superiori, arbusti o erbe, stabilendo con esse uno scambio continuo di sostanze nutritive. Il fenomeno, detto micorriza, si realizza per semplice contatto (micorriza ectotrofica, tipica dei basidiomiceti e di taluni ascomiceti). La combinazione è vantaggiosa sia per il fungo che per la pianta poiché quest'ultima si serve del micelio per estendere notevolmente la superficie da cui trarre sostanze nutritive (inorganiche) che assumerà utilizzando proprio le ife miceliari quali "tubicini di prolunga" delle proprie radici; ma vantaggiosa anche per il fungo (si intenda micelio) che riceverà indietro dalla pianta gli eccessi di alimentazione ormai fotosintetizzati (sostanze organiche), coi quali potrà esso stesso nutrirsi. È stato dimostrato che alberi micorrizati crescono assai più rigogliosi. Per tale motivo la comparsa di carpofori di funghi simbionti in un bosco ancor giovane prelude ad un sano ed equilibrato sviluppo del medesimo. I particolari e delicati rapporti tra fungo e pianta che si stabiliscono con la micorriza, spiegano anche perché è riuscita fin ora vana la coltivazione di funghi molto apprezzati come l'Ovolo buono e i Porcini, al di fuori del loro ambiente naturale. Sono funghi simbionti i Boletus, compresi quelli del gruppo dell'edulis, le Amanita, i Cantharellus, i Cortinarius, gli Hygrophorus, i Tricholoma, le Russula, i Lactarius, etc.

 

I SISTEMI NUTRIZIONALI

I funghi, per vivere, hanno la necessità di nutrirsi a spese di altri organismi vegetali o animali, viventi o no. Sono principalmente tre i sistemi nutrizionali cui sono dediti macromiceti e, in funzione di questi, vengono generalmente distinti in tre gruppi:
SAPROFITI, quelli che si nutrono di sostanze organiche, animali o vegetali, non viventi. Tali funghi, assieme ai batteri e ad altri microorganismi, provvedono alla importantissima funzione di degradazione delle sostanze organiche, affinché tutte le spoglie dei mondo vivente vengano restituite a quello inorganico sotto forma di acqua, anidride carbonica e sali minerali che assicurano il ripetersi dei cielo biologico. L'humus del terreno, costituito appunto di detriti vegetali in tutti gli stadi di decomposizione, rappresenta la fonte di nutrizione di un grandissimo numero di funghi saprofiti tanto macroscopici che microscopici.Tra i primi possiamo ricordare Agaricus campestris, Lepista nuda, numerosi Coprinus, Panaeolus, Psathyrella, Agrocybe, Macrolepiota, Lepiota, Entoloma, etc.
PARASSITI, sono funghi che si nutrono a spese di sostanze animali o vegetali viventi. Gran parte dei parassiti è costituita da microfunghi che possono rappresentare un serio pericolo per le piante, gli animali e l'uomo stesso, essendo la causa di gravi malattie che possono condurre alla morte dell'ospite. La peronospora, l'oidio la ruggine del frumento, il mai secco delle patate, etc., causate dai funghi cosiddetti "inferiori" e il mal del falchetto determinato dal notissimo Chiodino (Armillaria mellea s.l.), formano alcuni degli esempi più noti di malattie fungine diffuse nel regno vegetale. Tuttavia, i funghi parassiti sono regolatori del bosco poiché, di norma, attaccano solo le piante più gracili o ammalate migliorando, di fatto, la condizione delle altre essenze presenti nel bosco che, liberate da altri contendenti, fruiscono meglio delle risorse a loro disposizione. Sono parassiti numerose Polyporaceae e Corticiaceae.
SIMBIONTI. quelli che conducono vita di mutualismo con altri organismi viventi, dove il micelio entra in simbiosi con le radichette terminali di alberi superiori, arbusti o erbe, stabilendo con esse uno scambio continuo di sostanze nutritive. Il fenomeno, detto micorriza, si realizza per semplice contatto (micorriza ectotrofica, tipica dei basidiomiceti e di taluni ascomiceti). La combinazione è vantaggiosa sia per il fungo che per la pianta poiché quest'ultima si serve dei micelio per estendere notevolmente la superficie da cui trarre sostanze nutritive (inorganiche) che assumerà utilizzando proprio le ife miceliari quali "tubicini di prolunga" delle proprie radici; ma vantaggiosa anche per il fungo (si intenda micelio) che riceverà indietro dalla pianta gli eccessi di alimentazione ormai fotosintetizzati (sostanze organiche), coi quali potrà esso stesso nutrirsi. E' stato dimostrato che alberi micorizzati crescono assai più rigogliosi. Per tale motivo la comparsa di carpofori di funghi simbionti in un bosco ancor giovane prelude a un sano ed equilibrato sviluppo dei medesimo. I particolari e delicati rapporti tra fungo e pianta che si stabiliscono con la micorriza, spiegano anche perché è riuscita fin ora vana la coltivazione di funghi molto apprezzati come l'Ovolo buono e i Porcini, al di fuori dei loro ambiente naturale. Sono funghi simbionti i Boletus, compresi quelli dei gruppo dell'edulis, le Amanita, i Catitharellus, i Cortinarius, gli Hygrophorus, i Tricholoma, le Russula, i Lactarius, etc.

 

I funghi mortali

Il più pericoloso è certamente la tignosa verdognola, ovolaccio o farinaccio, meglio conosciuta come Amanita phalloides; non meno pericolose, anche se più rare, sono líAmanita verna e líAmanita virosa. La phalloides ha determinato il più alto numero di avvelenamenti gravi nel corso dei secoli: sono sufficienti, infatti, dai 20 ai 30 mg di veleno per uccidere un uomo adulto di media corporatura, a causa dei gravi danni riportati dai vari organi, soprattutto dal fegato (contiene una decina di principi tossici, rappresentati principalmente da amanitine e falloidine).
I bambini e gli anziani, in particolare, sono i più sensibili alla sua azione nefasta. Purtroppo, i primi sintomi dellíavvelenamento non si manifestano subito; il tempo che normalmente intercorre fra líingestione e le prime avvisaglie, è compreso fra le 8 e le 24 ore, ed oltre: possiamo immaginare i danni provocati nellíorganismo umano, in tutto questo tempo, dai micidiali veleni!
Questo fungo compare dalla primavera allíautunno prevalentemente nei
boschi di latifoglie, ma anche nei boschi di conifere, e in quelli misti.
Può essere confuso con varie specie commestibili, come i prataioli, i tiricholomi e alcune russule.
Il Cortinarius orellanus, piuttosto raro, determina avvelenamenti molto gravi simili a quelli imputati alla phalloides, con líaggravante che gli effetti si mostrano dai 3 ai 14 giorni dopo líingestione.

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