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I fratelli Calvi, Attilio, Santino, Giannino e Natale furono militari ed
ufficiali degli
alpini, che operarono durante la
prima guerra mondiale.
Nati verso la fine del XIX secolo a Piazza Brembana, paese
dell’alta Val Brembana in provincia di Bergamo, dal cavaliere Gerolamo Calvi, a
lungo sindaco del paese, e da Clelia Pizzigoni, legarono i propri nomi alle
vicende belliche legate alla “grande guerra”.
Ardimentosi nel conseguire l’obbiettivo, avevano un animo
bellico d’altri tempi, quasi romantico, che li distinse al punto da fruttare
loro ben 15 medaglie al valor militare, di cui alcune alla memoria.
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IN MEMORIA DEI CADUTI
per non dimenticare i Gogis che hanno
combattuto in tutte le forze armate
in tutte le Guerre giuste ed ingiuste

Ricordiamo inoltre anche tutti i partigiani
che hanno con gli alleati liberato l'italia

Attilio Calvi
(Piazza Brembana, 4 novembre 1889 –
Primo dei quattro fratelli, Attilio Calvi ebbe la possibilità di
intraprendere gli studi, che permisero di ottenere la laurea in legge. Non
poté però esercitare a lungo la professione di avvocato, dato che già nel
novembre del 1911 fu chiamato a servire la patria nella guerra di Libia.
Arruolato nella 51esima compagnia del 5° alpini con il grado di sottotenente,
ebbe modo di mettersi in evidenza tanto da essere insignito con una medaglia
di bronzo al valor militare, grazie alla calma ed al coraggio messi in campo.
Grande conoscitore delle montagne, esperto alpinista nonché
membro di un noto gruppo di arrampicatori su roccia, allo scoppio della prima
guerra mondiale, il 23 maggio 1915, fu inquadrato nella 50° compagnia del
battaglione degli alpini "Edolo" con il ruolo di tenente. Nello stesso corpo
ebbe modo di stringere amicizia con Gennaro Sora, bergamasco come lui, e fare
conoscenza con il volontario Cesare Battisti.
I primi combattimenti lo videro impegnato nella zona del
Montozzo, nei monti tra l’Adamello ed il Tonale. Qui si distinse per l’ardore
e l’abnegazione per la causa, cosa che gli fece ottenere la stima sia dei
superiori che dei suoi soldati. In tal senso, il 21 agosto durante la
spedizione volta alla conquista di Punta Albiolo, sita nel gruppo del
Tonale, sfidando il pericolo riuscì ad espugnare la postazione degli
austriaci. Questa situazione gli valse la sua seconda medaglia di bronzo.
Il mese seguente, precisamente il 25 settembre, si rese
protagonista anche della conquista del Torrione dell’Albiolo. Con soli
quattro uomini e sotto il fuoco del nemico distante solo una decina di metri,
con la sua proverbiale calma portò l’assalto decisivo, situazione che gli
valse un’altra medaglia, questa volta d’argento.
Con l’inizio dell’autunno venne trasferito al Rifugio
Garibaldi, dove era presente anche il fratello Natalino, al fine di preparare
una nuova battaglia sull’Adamello.
Nell’aprile del 1916 fu impegnato nell’aspra lotta volta ad
ottenere la supremazia sulla zona dell’Adamello. Le operazioni, dirette dal
comandante Giordana, prevedevano la partenza dal rifugio Garibaldi, quartier
generale degli italiani, e la suddivisione in tre tronconi dell’armata
d’attacco. La prima fu affidata proprio ad Attilio Calvi, la seconda a suo
fratello Natalino, capitano di compagnia, mentre la terza al sottotenente Del
Curto. L’andamento della battaglia, rinominata la battaglia della Lobbia,
fu incerto fino all’ultimo, ma l’abilità dei due fratelli fece in modo che
l’esito sorridesse alle truppe italiane. Attilio Calvi in particolare, dopo
aver svolto il compito assegnatogli, andò ad aiutare il terzo nucleo che, in
difficoltà, era rimasto sulle posizioni iniziali, senza riuscire a conquistare
il Dosson di Genova. Il suo intervento fu risolutivo poiché, dopo uno
smodato utilizzo di artiglieria pesante, la conquista della zona divenne
realtà con la ritirata degli austriaci.
In una giornata da tregenda, tra le nubi basse, le nevi del
ghiacciaio ed i cornicioni di pietra ad oltre 3000 metri di quota, rimasero
feriti a morte molti alpini. Tra loro anche Attilio Calvi, che si spense dopo
due giorni di agonia, il primo dei fratelli a cadere in guerra. A lui venne
dedicata una di queste cime, appartenente al gruppo dell’Adamello,
ribattezzata proprio Cima Attilio Calvi, a quota 3291 metri s.l.m.
Alla memoria gli fu conferito il grado di capitano, e venne
decorato con altre due medaglie d’argento, la croce francese e la croce di
guerra.
Natale Calvi
Piazza Brembana, 26 febbraio 1887 – Adamello 16 settembre 1920
Natale Calvi, meglio conosciuto come Nino, era un
grande appassionato di montagna, che visse sempre intensamente a causa del
fatto che il paese in cui nacque era immerso tra le cime delle prealpi
Orobiche. Maturò quindi grande esperienza in ambito alpinistico diventando
membro, al pari del fratello Attilio, di un gruppo di arrampicatori su roccia.
Ottenne anche un buon grado d’istruzione, conseguendo la maturità classica.
Non poté proseguire gli studi a causa della chiamata per la spedizione in
Libia, nella quale venne inquadrato come ufficiale nel 5° alpini. Ritornato in
patria nel 1914, fu nuovamente chiamato alle armi per l’avvento della prima
guerra mondiale, e fu inserito nel battaglione "Edolo" del 5° alpini con il
ruolo di ufficiale. Fin dai primi combattimenti, che lo videro impegnato tra i
monti della zona dell’Adamello e del Tonale, mise in evidenza la tempra ed il
carattere che lo contraddistinguevano e che, uniti all’ottima familiarità con
le montagne, gli fecero ottenere la promozione a ruolo di capitano.
Gli venne inoltre affidato il compito di addestrare le reclute
alla vita d’alta quota ed all’utilizzo delle attrezzature sci-alpinistiche, al
fine di migliorane le prestazioni durante le esplorazioni, le spedizioni ed i
combattimenti sulle vette del confine tra Italia ed Impero.
E fu con questo importante ruolo che partecipò a numerose
battaglie nella zona dell’Adamello, ove era posto il confine con l’impero
austro-ungarico. Una delle più importanti, nell’aprile del 1916, fu senza
dubbio quella che venne ribattezzata la battaglia della Lobbia. A lui
venne affidata una delle tre armate d’attacco, ed un’altra all’inseparabile
fratello Attilio. L’obbiettivo era la conquisa del Dosson di Genova,
zona strategica per la supremazia della zona. In condizioni estreme, tra
ghiacci e pallottole nemiche, riuscì a portare a termine il suo compito
(situazione che gli fruttò una medaglia d’argento), ma al rientro al quartier
generale venne a conoscenza della morte in battaglia del fratello. Questo
evento lo scosse molto, e si decise a proseguire con sempre maggiore ardore il
suo compito nelle operazioni belliche, al fine di onorarne la memoria.
Nei mesi successivi, a partire dal maggio 1916, fu impegnato
nella battaglia per la conquista del corno di Cavento, una delle cime
del gruppo dell’Adamello. Nelle prime battute di questa battaglia, al comando
della I° compagnia, riuscì a sorprendere il nemico con un’operazione
coordinata con i vertici militari. Il possesso della cima venne alternato più
volte tra le due potenze in lotta, e le lotte si protrassero per più di due
anni. In queste condizioni, ad oltre 3400 metri di altitudine, si fregiò di
un’altra medaglia, questa volta in bronzo.
Dopo essere stato trasferito nella zona del Monte Grappa,
venne ferito nell’ottobre del 1918, rimanendo mutilato ad un piede.
Nonostante questo, una volta terminata la guerra, si cimentò
in arrampicate di parecchie vette. E fu proprio durante una di queste, nel
settembre del 1920 sulla parete sud dell’Adamello, che perse la vita, travolto
da una valanga. Vicino a dove cadde valorosamente il fratello Attilio. Alla
memoria gli venne assegnata una medaglia d’oro e la croce di guerra.
Anche queste vette tutt’ora lo onorano: poco distante dal
Rifugio Garibaldi, allora quartier generale di quelle operazioni belliche, si
può infatti trovare la cima Nino Calvi, appartenente al gruppo
dell’Adamello.
Santino Calvi
(Piazza Brembana, 3 maggio 1895 – Gallio (VI), monte Ortigara
(VI), 10 Giugno 1917)
Santino Calvi aveva uno spirito esuberante, che lo
portò ad essere definito “il ribelle” della famiglia.
Dopo aver conseguito il diploma al liceo classico, si iscrisse
alla facoltà di giurisprudenza di Torino. Ma il suo animo turbolento lo spinse
ad arruolarsi volontariamente, poco prima della ferma obbligatoria.
Questo ardore lo mise in evidenza fin dalle prime battute
della “grande guerra”, tanto che già il 29 maggio 1915, cinque giorno dopo
l’inizio del conflitto, fu insignito della prima medaglia d’argento al valor
militare. Ciò avvenne quando, con il grado di sottotenente del 6° battaglione
degli Alpini, si distinse con un’azione sulla cima Vezzena che ne
evidenziò l’ardore nel combattimento: uscì per ben tre volte dalla propria
trincea sfidando il fuoco nemico, al fine di portare in salvo commilitoni
feriti dagli austriaci. La sua indole lo portava a cercare azioni piene di
rischi: a tal riguardo, durante una cordata svolta nel mezzo della notte ed in
condizioni assolutamente disagevoli, nel freddo di dicembre, venne colpito al
viso da una pallottola che gli frantumò la mandibola. Si racconta che anche
durante la degenza spingeva al fine di poter rientrare a partecipare alle
azioni belliche. Questi suoi sentimenti vennero amplificati dalla voglia di
vendicare la morte del fratello Attilio, ucciso dal fuoco austriaco in Val
Camonica.
Nel luglio dell’anno del 1916 assunse il comando di un reparto
di alpini, che guidò nel tentativo di conquistare il Monte Campigoletti,
nella zona dell’altipiano di Asiago. Nonostante il coraggio che mise in campo
e che riuscì a trasferire anche ai suoi uomini, il tentativo non andò a buon
fine. Quest’azione gli valse un’altra medaglia al valor militare, questa volta
di bronzo, unita all’encomio solenne del comandante della sua armata.
Nel marzo del 1917 vi fu un’altra situazione che lo vide
protagonista: gli austriaci riuscirono a raggiungere, mediante una galleria
scavata durante la notte nella neve, la trincea degli italiani della 62°
compagnia del battaglione Bassano, comandata proprio da Santino Calvi. Questi
stavano per raggiungere anche la trincea di resistenza, ma furono fermati dal
Calvi che, con una serie di bombe a mano e colpi d’arma da fuoco, riuscì a
ritardare l’avanzata nemica e permise ai suoi uomini di riorganizzarsi e
cacciare il nemico oltre le linee. Questo episodio tuttavia screditò il Calvi
presso i suoi superiori, con i quali si assunse la responsabilità
dell’impreparazione del proprio reparto.
In ogni caso la sua fama non ne risentì, tanto che gli venne
affidato un incarico di grande importanza: la conquista del passo
dell’Agnella, da cui poi poter accedere al monte Ortigara. Il compito era
rischioso: bisognava infatti riprendere le postazioni perse in primavera, ma
lui accettò con il solito entusiasmo. Tuttavia era ben conscio del pericolo
imminente, tanto da spedire una lettera alla madre che sembrava ad una lettera
d’addio. Disse inoltre ai suoi uominiIl 10 giugno 1917 iniziarono i
combattimenti, che presto raggiunsero un livello di recrudescenza mai visto:
era iniziata la tristemente nota battaglia dell’Ortigara. Il Calvi avanzava
alla testa del suo plotone che era falcidiato dalle pallottole nemiche. Dopo
aver conquistato un’importante postazione degli austriaci, con l’obbiettivo
del passo dell’Agnella oramai alla portata, venne colpito alla spalla e, anche
se a livello superficiale, alla fronte. Nonostante questo continuava ad
incitare i propri uomini ad avanzare. Fu un’altra pallottola che gli trafisse
il cuore e lo costrinse alla resa.
Giannino Calvi
(Piazza Brembana, 6 maggio 1899 - Padova, 11 gennaio 1919)
Il più piccolo dei quattro fratelli, Giannino Calvi
aveva un animo molto semplice.Distolto dai fratelli dai suoi intenti di
sacerdozio, rimase molto colpito dalla morte di Attilio e Santino, tanto da
volerli vendicare a tutti i costi.Appartenente all’eroica classe del 1899,
partì per la guerra dopo aver seguito un corso per ufficiali in quel di Parma
e fu assegnato al corpo dei mitraglieri, comandato dal fratello
Natalino.Rifiutò l’esonero dalla prima linea al fine di onorare la memoria dei
congiunti caduti, tanto da scagliarsi più volte nella mischia.Nelle battaglie
del Monte Grappa, nell’ottobre del 1918, si batté a fianco del fratello,
rimanendo illeso.Al termine della guerra, sulla strada del rientro a casa,
venne colpito da un’epidemia di febbre spagnola, che lo uccise dopo una breve
agonia, senza aver potuto rivedere i suoi familiari.Gli fu assegnata una croce
di guerra alla memoria.

RINGRAZIAMENTI AL SINDACO
E ALLA GIUNTA COMUNALE
ALLA QUALE DOBBIAMO MOLTO,
HANNO INOLTRE PORTATO PIAZZA BREMBANA
AD ESSERE UNO FRA I COMUNI PIU' IMPORTANTI
DELLA PROVINCIA DI BERGAMO
Grazie di cuore
WEBMASTER OF PIAZZABREMBANA.COM
(ON LINE DAL 1999)
"BBS DAL 1994"
primo a lavoro bbs 1994
casa.beppe@email.it
sempre un passo avanti
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