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TROTA FARIO (Salmo Trutta )


La trota fario è un salmonide indigeno delle nostre acque montane.
Tra tutti i salmonidi è il più apprezzato e pescato dai pescatori, quello forse anche più adattabile tant'è vero che lo si può trovare da oltre 2000 ms.l.m ad altezza zero del mare.
Il suo corpo è slanciato ed elegante compresso ai lati, la testa, robusta ma non molto grande, è munita di un'ampia bocca più sviluppata nel maschio che non nella femmina.
Negli esemplari adulti la mascella inferiore è più lunga che quella superiore formando nei maschi il così detto "becco". Le pinne si presentano abbastanza sviluppate, gli occhi neri bordati di giallo. La livrea della fario varia secondo l'habitat, dall’alimentazione e dalla luce che favorisce una più o meno elevata quantità di macchie rosse e nere. Normalmente nei torrenti di montagna, la sua tinta di fondo è generalmente verde scuro con fianchi giallo-dorato, in pianura tende sul grigio.
La fario, di indole piuttosto timida e sospettosa tende a difendere molto energicamente il posto di caccia, rifugge dalla luce forte e per questo è sempre alla ricerca di zone riparate dal sole.
Si alimenta soprattutto di vermi, insetti, crostacei e, in età adulta, anche di pesciolini. Ad inizio stagione, quando la portata d’acqua dei torrenti è ancora scarsa e con le temperature rigide, la ricerca della fario è del tutto sconsigliata. Infatti, il freddo inibisce le trote riducendo notevolmente il loro appetito. Per tutto l’inverno, dunque, la fario resta intanata tra i sassi e le radici, poi con l’inizio della stagione primaverile, riprende l’attività.

 

Nel periodo dell’apertura, se la voglia di riprendere in mano la canna da pesca dopo mesi di inattività, è cosi impellente, il posto migliore per tentare qualche cattura è sicuramente il fondo valle dato che la temperatura dell’acqua è maggiore. Tutti pensano che il momento migliore per andare a pescare sia la mattina presto ; questo è valido in estate, ma durante le prime settimane dall’apertura dei fiumi è un grave errore perché la trota a causa della bassa temperatura dell’acqua, tende ad uscire dalla tana quando il sole incomincia a scaldare l’acqua.
Quindi non fatevi prendere dalla foga di andare a pescare prestissimo la mattina rovinando probabilmente un ottimo posto, aspettate che il sole sia alto in cielo.
Da aprile a maggio, quando la massa d’acqua dei torrenti è più corposa, la Fario inizia ad abbandonare la tana, questo è il momento giusto per fare belle catture dato che il pesce uscito dall’inverno e dal periodo della riproduzione vuole recuperare il peso perduto cibandosi voracemente. L’esca migliore è il pesciolino, essendo voluminoso e quindi appetibile alla trota innescato in modo che giri (vedi Le Esche ) in corrente e recuperato a strappi vicino ai sassi e alle radici, anche un grosso verme può dare ottimi risultati.
In questo periodo avviene una condizione meteorologica assai favorevole alle catture : il temporale.
Allora l’acqua s'intorbidisce e le fario escono tutte a caccia, non badano troppo al sottile, si muovono in fretta aggredendo ogni boccone commestibile. Con l’inizio dell’estate, calano i livelli dei corsi d’acqua e la temperatura si fa alta. La fario la troviamo soprattutto la mattina presto o la sera, si allontana dal rifugio anche per parecchi metri, corre velocemente in tutte le direzioni, attacca l’esca e cerca di portarla via.
Questo è il periodo migliore per tentare anche nei ruscelli d’alta montagna la ricerca delle ruspanti (consiglio di liberarle perché non c’è nessuno che semina le trote in montagna). Anche in estate, le condizioni migliori per la pesca della fario sono quelle che seguono un temporale quando l’improvvisa piena smuove il fondo e intorbidisce l’acqua. In autunno, le trote riprendono a mangiare freneticamente sentendo ormai vicino l’inverno e il periodo della "frega" (riproduzione), si ripete un po’ ciò che succede in primavera, con l’unica variante che si nutrono ancora all’alba e al tramonto.

 

TROTA IRIDEA (Salmo Trutta Gairdnerii)

Originaria del Nord America, è stata introdotta nelle nostre acque verso la fine del secolo scorso divenendo subito oggetto d'allevamento intensivo grazie alla crescita veloce.
Sul principio l’immissione in acque libere dette ovunque risultati deludenti, per l’incapacità dell’iridea di riprodursi nelle nostre acque, ma, a differenza della fario, la più facile possibilità di allevarla artificialmente dette poi il via ad una vera e propria industria di troticoltura, sia per ripopolare i corsi d’acqua, sia per incrementare un mercato ittico in continua espansione.
Simile nell’aspetto alla fario, l’iridea ha però il corpo più slanciato, muso più tozzo e testa più piccola.
La livrea è sovente caratterizzata da una colorazione rosata lungo tutta la linea laterale e da un elevato numero di macchie nere distribuite lungo i fianchi. Il dorso è generalmente grigio-bluastro o blu-verdastro con i fianchi argentei, il ventre è bianco. L’iridea è più resistente della fario, tollera acque con temperature più elevate e con valori d'ossigeno minori. Può raggiungere gli otto chilogrammi di peso e la sua alimentazione può dirsi onnivora.
Più vorace della fario, l’iridea ha le stesse abitudini alimentari : larve, insetti, vermi, crostacei, pesciolini e soprattutto predilige come esca le uova di salmone.
D'indole meno pigra e diffidente della fario, spesso si avvicina anche agli stivali dei pescatori.
Le zone in cui le iridee sono più frequenti sono le acque schiumose, ai margini delle correnti più forti, dietro i sassi ; rispetto alla fario, si dimostra più mobile e predilige le correnti piuttosto uniformi e non troppo violente dove può anche condurre vita di gruppo. Per pescarla con successo la cosa più importante è la rotazione dell’esca, innescate due camole del miele oppure, dove è consentito, l’accoppiata camola-uova di salmone, in modo che girino perfettamente, cercatela in fondo alle buche, ai limiti delle mollaie.
Incominciate con una passata naturale, se non sentite nessuna "toccata" allora provate a recuperare l’esca contro corrente a strappi facendola passare ai lati dei sassi, se in quella zona c’è una trota in caccia vedrete che non si farà attendere. Ottimi risultati si possono avere anche dal pesciolino, lasciate perdere il verme.

SALMERINO ALPINO (Salvelinus Alpinus)



Il salmerino alpino e una specie autoctona delle nostre acque d’alta montagna delle Alpi centrorientali, dove tende a formare comunità ittiche con la sanguinerola, la quale costituisce anche la sua fonte alimentare primaria.
E’ simile alla trota sebbene il corpo nel complesso sia più tondeggiante con testa più massiccia.
Il muso è arrotondato con la bocca ampia e armata di denti ricurvi disposti sulle mascelle e sulla lingua. La colorazione è piuttosto uniforme, tendente al bruno o al grigio piombo. Sui fianchi e sul dorso sono presenti delle piccole macchioline giallastre o color crema, la pinna dorsale è priva di macchie. Le pinne ventrali, pettorali e anale sono di color giallo carico o arancione, con il

 bordo orlato di bianco; la disposizione è la stessa di quella della fario.

 

Il ventre del maschio, normalmente bianco, durante il periodo della riproduzione cambia il colore diventando rosso.  Vive nelle acque gelide dei laghetti d’alta montagna e in quelle profonde dei laghi prealpini, fra i 50 e i 200 metri di profondità. Ha abitudini gregarie tendendo però all’isolamento quando invecchia.
Vuole acque molto ossigenate e non superiori ai 18 °C. L’ambiente in cui vive condiziona molto il periodo della riproduzione che può incominciare talvolta anche a gennaio. Si nutre da giovane quasi esclusivamente di plancton, da adulto predilige, vermi, crostacei, molluschi, pesciolini e insetti terrestri. Bisogna cercarlo sui fondali rocciosi verticali, terrazzati, cosparsi di massi e ghiaia, invece nei fiumi si trova nell’ambiente della fario nascosto sotto i sassi o tra gli alberi caduti nell’acqua, in mancanza di questi nelle buche più profonde e calme.
Nei laghi è meglio pescare da promontori o dalla barca per avere più campo d’azione, si pesca al tocco con galleggiante scorrevole o a fondo, trainando lievemente l’esca (specialmente se morta), utilizzando grossi vermi, camole del miele e pesciolini.
L’abboccata è meno decisa di quello della trota, tende a prendere l’esca in bocca e a fermarsi sul fondo, la reazione è tenace e forte.
Al salmerino alpino ultimamente si è affiancata un’altra specie lacustre originaria dell’America Settentrionale, il salmerino canadese (Salvelinus namaycush), immesso in alcuni laghi d’alta quota dove si è rivelato essere una minaccia per la fauna già esistente a causa della sua indole spiccatamente carnivora. Un altro salmerino immesso recentemente è il salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis), più piccolo dei precedenti, è caratterizzato da una livrea molto vivace e da una notevole aggressività, per questo è molto usato nelle gare.


 TROTA MARMORATA (Salmo Trutta Marmoratus)



E' il maggiore dei salmonidi italiani, in quanto è in grado di raggiungere e superare i 10 kg e il metro di lunghezza.
Le differenze rispetto alle altre trote sono un aspetto più slanciato il capo più allungato e la bocca è più ampia che nella fario ed è dotata di denti conici lievemente uncinati.
La livrea è marmorea (da cui il nome), facilmente riconoscibile per la totale assenza di punti o macchie isolati e per la presenza di linee ondulate (marmorizzature) continue di colore scuro che separano spazi più chiari madreperlacei. Il dorso è grigio-azzurro scuro, con riflessi argentei specialmente sui lati, il ventre è chiaro e sfuma dal giallo al bianco.Si riproduce naturalmente nelle nostre acque e può raggiungere oltre un metro di lunghezza e un peso di venti chili, come hanno dimostrato catture effettuate nel Ticino. La trota marmorata è per eccellenza una vorace carnivora, si nutre di piccoli pesci (vaironi, sanguinerole, trotelle), ma da giovane non disdegna insetti acquatici e vermi.
Vive esclusivamente nei grandi fiumi di pianura caratterizzati da forte corrente con ampia portata, fondo prevalentemente ghiaioso o a ciottoli con tane e nascondigli. Più raramente si trova nei tratti montani. Cercatela un po’ ovunque, in buche profonde, all’interno e ai margini di forti correnti, nelle lunghe piane con acque veloci, dietro a tronchi o sassi arrotondati medi.
Ha assolutamente bisogno di acque ossigenate e prive di qualsiasi forma d'inquinamento.
La buona riuscita della battuta di pesca alla marmorata dipende in gran parte dalla quiete del posto. E’ dunque necessario pescare in totale silenzio, utilizzando un pesciolino facendolo ruotare su se stesso in corrente recuperandolo a strappi per indurre la trota ad attaccare.

TROTA LACUSTRE (Salmo Trutta Lacustris)

 

La trota di lago, che raggiunge le massime dimensioni fra tutti i salmonidi delle nostre acque interne, è simile nella sua conformazione alla trota fario.
Ha però un corpo più allungato, la testa molto sviluppata in proporzione al corpo, il muso é breve, la bocca ampia e la mascella potente. Gli occhi sono più grandi di quelli della fario, la coda è possente con il margine poco falcato.
Il dorso è di tinta variabile, ma la tonalità di base è grigiastra, con sfumature azzurre. Le parti basse hanno sempre riflessi argentei. Picchiettature o punteggiature nere a forma di X sono sparse sul dorso, sui fianchi e sulle pinne. Le squame sono disposte in file regolari ; la linea mediana è ben visibile. Le pinne sono grigiastre, quella dorsale è annerita alla base.
D'indole solitaria, è meno esigente delle altre trote in fatto d'ossigeno, predilige le coste verticali rocciose, cosparse di anfratti e tane subacquee dove trova rifugio. Non si avvicina mai alla riva e difficilmente sale in superficie, staziona oltre i 50 metri di profondità nei laghi prealpini dell’Italia del Nord.
La trota di lago esclusivamente carnivora, predilige solitamente pesci come vaironi o alborelle ma anche gamberetti. Più che sportiva, la pesca di questi grossi pesci è occupazione da professionisti.
L’unico modo per tentare qualche cattura a tocco e quella di usare una grossa alborella innescata in modo che giri contro corrente e pescare in inverno o al massimo in primavera dove il fiume sfocia nel lago, qui, infatti, le femmine, seguite poi dai maschi risalgono il corso d’acqua per deporre le uova.

GLI IBRIDI

 

Gli ibridi sono trote generate dall'accoppiamento di altre trote appartenenti allo stesso genere ma di specie diverse, oppure differenti anche nel genere. Il primo tipo sono rinvenibili spesso in natura e sono fertili, cioè si sono accoppiati e si possono accoppiare e riprodurre autonomamente; i secondi, invece, sono dovuti a selezioni artificiali operate dall'uomo e sono il più delle volte sterili.
L'ibrido per eccellenza nelle trote è senza dubbio quello tra la Trota Marmorata e la Trota Fario. Questo deriva dall'accoppiamento di individui appartenenti allo stesso genere (Salmo) ma a semispecie differenti.
L'Ibrido tra queste due trote è oramai molto diffuso, avviene in natura autonomamente senza l'intervento dell'uomo, ma è stato lo stesso uomo a renderlo possibile a causa delle continue semine di Trote Fario all'interno dell'ambiente della Marmorata. Presenta caratteristiche particolari essendo appunto un ibrido, sicuramente inquina con la sua presenza la purezza del ceppo "padano" riconosciuta da tutti per la furbizia e la capacità di crescita e sopravvivenza maggiore delle altre trote.
La colorazione degli individui è spesso molto bella e più vivace di quella dei genitori puri, per esempio, sulla livrea marmorizzata classica della Marmorata, appaiono, a seconda della predominanza dei caratteri dell'una o dell'altra semispecie d'appartenenza, dei punti rossi e neri più o meno numerosi, tipici della Trota Fario.

Trota Fario (pura)= è caratterizzata da un elevato polimorfismo;generalmente presenta sui fianchi un certo numero di bollini rotondeggianti rossi o neri dai contorni sempre definiti. La colorazione di fondo varia dal grigio molto chiaro al grigio nero, e in ogni caso, i bollini non mostrano mai segni di fusione

Trota marmorata (pura)= negli esemplari adulti è rigorosa l'assenza di bollini rotondeggianti; negli esemplari giovani (sino a 25-28 cm) tali bollini possono comparire e comunque tendono a scomparire al raggiungimento dell'età adulta. Generalmente il profilo è longilineo, scarsamente arcuato e la testa è più grossa.

Ibrido Trota Fario x Trota Marmorata (M. 1 generazione)= soggetto con caratteristiche di Trota Marmorata ma presenta alcune rotture delle venature marmoreggiate, in modo particolare dell'opercolo.

Ibrido trota fario x M.1 (M.2 generazione)= soggetto con evidente rottura delle venature marmoreggiate e presenta bollini, specialmente in prossimità dell'opercolo. Generalmente di colore sbiadito, sono più frequenti le macchie rosa-rosse o nere dai margini comunque confusi.

Ibrido Trota Fario x M.2 (M. 3 generazione)= soggetto molto simile nella livrea alla Trota fario nel quale si riesce però a distinguere la fusione dei bollini rossi e neri. La testa comi si può notare tende sempre più ad arrotondarsi fino ad acquistare la forma tipica della Fario.

Nell'ibrido tra la Trota Fario femmina e il Salmerino di Fonte maschio (Trota Tigre), nel disegno del corpo prevalgono le linee sinuose e ondulate del dorso del Salmerino che ricordano la livrea della Marmorata.

LE CANNE


Non tutti i pescatori pescano negli stessi posti, c’è chi ama cercare le trote nei piccoli torrenti di montagna tra sassi e rami e, c’è chi, invece, preferisce posare la propria lenza nelle grandi buche di fondovalle o nei campi gara.
Data la differenza di luoghi, è chiaro che si ha bisogno di attrezzi di diversa lunghezza, in un torrente largo al massimo quattro o cinque metri, è perfettamente inutile arrivare armati di una dieci metri, come allo stesso modo è molto difficile pescare con una canna corta nelle grosse buche.
La dieci metri è utile quando ci si trova in ampi torrenti, permettendoci di arrivare un po’ dovunque pescando sotto il cimino ad es. con una corona. Occorre, però imparare ad utilizzarla perché data l’estensione, non è particolarmente maneggevole. Per tutti gli altri corsi d’acqua, invece, può andare più che bene anche una sei o sette metri.


Quando vi recate in un negozio per comprare una canna nuova, dovete come prima cosa pensare a che cosa vi serve. Se siete abituati a pescare a tocco con le corone cuneesi, che sono quelle che richiedono l’appoggio e non il lancio, serve una canna rigida ma sensibile in punta che sappia accompagnarle dove volete e di permettervi di sentire in ogni momento i movimenti della lenza.. L’unione della sensibilità e della rigidità, è una caratteristica irrinunciabile su cui si basano tutte le canne (di concezione nuova) indipendentemente dalle lunghezze.
Invece nella pesca al lancio occorrono canne semirigide, con pezzi lunghi dotati di maggiore flessibilità.
Queste canne devono essere tanto più corte quanto maggiore è la distanza da raggiungere. Quindi se il fiume è largo 40m servono canne che vadano dai 4m ai 5m ; nel caso che sia sui 15m, la canna dovrà essere lunga 7 o 8m. Se occorre lanciare da dietro le spalle per arrivare a lunghe distanze, utilizzatene una sui 4,50m perché durante il lancio a due mani, offre meno attrito con l’aria, e quindi, garantisce una maggior velocità di esecuzione senza rompere i segmenti di canna, permettendo allo stesso tempo di tenere il filo perfettamente in trazione anche lontano con maggiore sensibilità.

Altri fattori fondamentali per la scelta della canna sono la robustezza, la maneggevolezza, la bilanciatura e il diametro dell’impugnatura. Le canne molto rigide sono l’ideale per il garista perché permettono di estrarre al "volo" il pesce senza perdere tempo inutilmente, ma si rompono anche molto facilmente, quindi bisogna cercare di miscelare le caratteristiche rinunciando un po’ alla rigidità, preferendo canne che garantiscono un buon livello di robustezza e affidabilità, permettendoci sempre di portare a riva il pesce in un attimo, ma anche di utilizzarla "alla buona" senza dover impazzire a forza di stare attenti a dove la si appoggia con il rischio di danneggiare le fibre.
La bilanciatura è un fattore molto importante, dato che da essa deriva l’affaticamento del braccio di chi pesca.
Se una canna non è correttamente bilanciata tenderà a cadere in avanti (anche se perfettamente bilanciate, le canne di misure superiori ai nove metri tendono molto a cadere data la loro estensione) rendendo faticosa la pescata. La bilanciatura di una canna cambia soprattutto a secondo dell’impugnatura, maggiore è il diametro del calcio, meno tenderà a cadere in avanti. La maneggevolezza è la caratteristica più importante che ogni pescatore cerca in una canna, è un po’ il riassunto di tutte le caratteristiche migliori di una canna, deriva da una buona bilanciatura, diametro giusto del calcio, robustezza e teleregolabilità.

Le teleregolabili, sono canne specifiche per la pesca in torrente. Con questi particolari attrezzi si ha la possibilità di ridurre o allungare velocemente l’estensione per adattare la canna alla distanza dal posto da sondare, così da essere sempre in pescata. In passato i pescatori provvedevano a bloccare i pezzi con dei fermi costituiti da nastro isolante avvolto sulla canna. Oggi, invece, quasi tutte le canne da torrente sono già dotate di particolari boccole. Le canne teleregolabili si distinguono normalmente in due tipi. Quelle canne che anno le boccole che bloccano il pezzo in ogni punto o quelle che lo fermano solo in posizione completamente aperta.

Una volta scelta la lunghezza, la rigidità, la teleregolabilita, di una canna, vi dovete concentrare sugli anelli.
Nelle canne lunghe, il compito dell’anello è essenzialmente di sostegno e guida. Dato che a differenza di altre tecniche (ad es. lo spinning) nella pesca in torrente, il momento del lancio è raro e l’usura del filo non è tanto marcata, non è fondamentale la scelta di anelli particolari, ad es. rivestiti in SIC (silicon carbide), peraltro assai costosi. L’importante è che siano piccoli; a ponte alto per far si che il filo non si attacchi alla canna in caso di umidità, a ponte basso se si va a pescare in luoghi tra alberi e rami, dove è bene che il filo stia il più vicino possibile alla canna, è consigliato il doppio gambo di rinforzo perché li rende più stabili.
Nelle canne da lancio, invece, l’anello è importantissimo per il mantenimento del filo. Dovendo eseguire innumerevoli lanci, il filo scorrendo si surriscalda con il relativo logorio, quindi è importantissimo avere anelli di ottima qualità rivestiti in SIC.


Dato che spesso le canne sono molto costose, soprattutto se scegliamo di dedicarci alle lunghe teleregolabili, sarebbe un vero e proprio peccato ritrovarci in mano un attrezzo che dopo poco tempo è già rovinato a causa della nostra incuria. Quindi sarebbe meglio ricordarsi di effettuare una serie di piccoli accorgimenti che ci permettono di prolungare la vita di una canna. Sappiate che il nemico principale dei nostri attrezzi è la sabbia, in una giornata di pesca, i pezzi delle canne, in particolare nelle teleregolabili, vengono aperti e chiusi un’infinità di volte.
Basta qualche granello di sabbia fra i tubi per causare gravi abrasioni che in momenti critici come il lancio o la ferrata della trota, ne potrebbero causare addirittura la rottura. Basterebbe una pulita con un panno umido quando si termina la battuta di pesca per mantenere la canna in ottime condizioni anche dopo molto tempo.

Il lancio è uno dei momenti più critici per una canna. Con le lunghe teleregolabili, oltre ad essere molto difficile e faticoso, una sciabolata violenta rischierebbe di spezzare la canna, questo è dovuto dal diametro elevato dei tubi che producono un forte attrito nell'aria. Attenzione anche al freddo, con le basse temperature si ha un irrigidimento delle fibre che può causare la rottura della canna. Fate molta attenzione nella ferrata e nel recupero; procedete dolcemente e senza strappi improvvisi e violenti.



Fate attenzione, ormai tutte le canne vengono prodotte in fibra di carbonio, e poiché esso è un buon conduttore di elettricità, state molto attenti a dove andate a pescare cercando dei posti che non siano attraversati da fili ad alta tensione. Purtroppo, spesso leggiamo sulla cronaca nera di pescatori rimasti fulminati durante un temporale o dopo aver toccato i fili della corrente quindi tenete d'occhio anche le condizioni meteo.
In particolare deve stare molto attento il pescatore che possiede canne superiori ai nove metri.

I MULINELLI

Nella pesca alla trota in torrente le scelta del mulinello, a differenza della canna, non è una cosa importantissima. Non si sta pescando a spinning, dove si ha bisogno di attrezzi che devono resistere ad una mole di lavoro continua, nella pesca al tocco la funzione del mulinello è soltanto quella di contenere il filo ed essere in grado di farci fare dei piccoli lanci. Con lo sviluppo dell’agonismo, oggi sul mercato ci sono dei particolari mulinelli a bobina chiusa fatti appositamente per la pesca al tocco, che hanno la funzione di contenere anche parecchio filo, essere in grado di lanciare abbastanza lontano e cosa più importante di non provocare "parrucche".
A chi non è mai capitato, con un vecchio mulinello, mentre si sta accorciando la canna per sondare il sotto riva, la formazione di quei grossi agglomerati di filo che si incastrano tra gli anelli chiamati dai pescatori "parrucche"?
Un po’ a tutti è successo almeno una volta, è causato dall’improvvisa fuoriuscita di molte spire di filo nello stesso tempo; con i mulinelli a bobina chiusa questo problema viene molto ridotto dato che dalla fessura bella bobina è in grado di uscire solo una spira alla volta. In questi mulinelli si può sostituire il monofilo di nylon con un multifilo trecciato, questo offre il vantaggio di durare nel tempo e di essere molto rigido permettendoci di sentire molto meglio le "toccate" della trota. Il mulinello a bobina chiusa, non va bene invece nel fondo valle dove si ha bisogno di un attrezzo robusto in grado di fare lanci molto lunghi, in questo caso va usato quello da spinning che possiede una buona robustezza e fluidità nel recupero. Infatti questo attrezzo oltre che a permettere di lanciare con facilità, è in grado di recuperare molto velocemente, fino a sei giri del rotore per ogni giro di manovella, questo è molto importante quando si va a pescare in luoghi con lunghi e forti correnti.

Normalmente nella pesca in torrente sul mulinello viene montato un filo del diametro del 0,22, si tratta di un filo medio, in grado di far volare le trote fuori dall’acqua ma anche di non rendere troppo difficile il lancio, ciò che accadrebbe con un diametro maggiore.
Nella pesca al lancio, se ci si sente sicuri, per migliorare la distanza del lancio si può scendere nel diametro del filo.

IL FILO

Il filo utilizzato nella pesca alla trota in torrente è preferibile che sia piuttosto rigido per sentire meglio l’abboccata della trota e assicurare prontezza di risposta nella ferrata. Nella pesca con le canne lunghe teleregolabili, con cui non si effettuano lanci, il diametro del filo può essere anche molto alto, tra lo 0.22 e lo 0.30.
Un diametro alto permette di pescare in tutta tranquillità, si possono dare forti strattoni quando il piombo si incaglia sul fondo o far uscire la trota dall’acqua al volo senza il rischio che si rompa; è ottimo usare un monofilo del 0.30, quando ci sono giornate piovose perché esso non si attacca alla canna. Il diametro grosso per le sue caratteristiche dunque sarebbe la scelta migliore, ma quando si pesca al lancio la situazione cambia.
Nella pesca al lancio nei grandi fiumi, cosa indispensabile è di avere montato sulla bobina del mulinello un filo fine, dal 0,16 al 0,20, questo ci permette di effettuare lunghi lanci dato che il diametro ridotto permette l’uscita del filo con migliore fluidità.

 

Ultimamente in commercio si possono trovare dei particolari fili studiati apposta per la pesca al tocco. Si tratta di monofili colorati, normalmente giallo o arancione fosforescente. Questi ci permettono data la loro tinta di vederli meglio, prodotti con particolari tecniche che li rendono elastici, così che possiamo fare lunghi lanci, e rigidi per sentire in qualunque momento come sta lavorando l’esca.

 


 

  IL SEGNAFILO

L’importanza del segnafilo non può essere paragonata a quella degli ami o dei piombi ma nel suo piccolo anche esso è un particolare del quale non possiamo fare a meno specialmente nelle acque tortuose dei torrenti di montagna quando si pesca a ridosso di piccole cascate.
Il segnafilo più classico usato da sempre è il filo di lana annodato sul filo della lenza, in genere lo si preferisce di colore rosso, comunque vanno bene tutti i colori chiari. Durante le battute di pesca capita di vedere pescatori che oltre al filo di lana aggiungono dei pezzi di plastica ricavati da una borsa di cellophane, il metodo è piuttosto empirico ma si rivela efficace quando il filo di lana da solo non basta. Questo tipo di evidenziatore va bene, ma non quanto lo sono i segnafilo in sughero per via del fatto che la lana tende a rovinarsi in fretta, specialmente se si pesca vicino a dei rami in condizioni difficili.
Gli altri segnafilo sono i classici ‘galleggiantini’ in sughero, essi possono essere di vari colori, normalmente sono in giallo o rosso fosforescente oppure con tutti e due i colori insieme. In commercio ne esistono di tanti tipi con varie forme ma non ne esistono dei migliori rispetto ad altri, il loro dovere lo fanno tutti, l’unica che abbiamo riscontrato è che qualcuno è fatto con del sughero più resistente che non altri, comunque il loro prezzo è così basso che la cosa è ininfluente. In campo gara capita spesso di vedere i concorrenti che ne utilizzano due insieme, uno giallo e uno rosso, questo permette ai pescatori di individuare il filo in ogni condizione , sia che ci sia molta luce o che si peschi all’ombra, sia che peschino in corrente o in acqua calma.

GLI AMI

Nella pesca alla trota in torrente la scelta dell’amo varia a seconda di molti fattori.
La prima cosa da fare è abbinare la misura migliore con l’esca che avete intenzione di utilizzare, se ad esempio usate una camola, l’amo dovrà essere piccolo e a gambo corto; nel caso di un di verme, a gambo lungo e piuttosto grosso (vedi le esche). Scelta l’esca dovrete ora decidere come pescare e quale tecnica utilizzare.
Se volete pescare ad esempio a passata naturale con una corona, la scelta dovrà ricadere su un amo fine e il più piccolo possibile così che la trota non si accorga di niente. Se invece avete intenzione di pescare a striscio con un verme, dovrà essere grosso e costruito in modo da permettere facilmente la rotazione.
Inoltre dipende anche dal tipo di trote che stiamo insidiando; con i pesci aggressivi che vengono immessi per le gare si possono utilizzare ami anche del n.2, nel caso di pesci autoctoni, data la loro furbizia, vanno usati ami più piccoli. Se vogliamo comunque parlare di ami in generale, dato che nella pesca alla trota in torrente la rotazione è una caratteristica assolutamente necessaria, per facilitarla avremo bisogno di ami a curva quadrata o strozzata che impediscono all’esca di scivolare verso l’ardiglione.
La scelta della misura e delle caratteristiche, come già detto, varia poi a seconda di molti fattori e situazioni, dato che sarebbe impossibile elencarli tutti, la scelta dell’amo fa riferimento all'esperienza, al vostro ingegno e al buon senso.

 

 

 



  I PIOMBI

Nella pesca la scelta del piombo è importante quanto la scelta dell’amo, in quella in torrente lo è ancora di più perché in corrente è fondamentale riuscire a far lavorare bene l’esca all’altezza voluta.
I piombi in generale si dividono in due categorie: quelli sferici per montature a corona e le spiraline o piombi scorrevoli. (vedere la sezione dedicata alle montature per un dettagliato uso).

I ‘pallini’ per corone sono i tipici piombi per la pesca, hanno una forma sferica con un intaglio per infilare il filo e vengono principalmente usati per le montature a corona. Sono piombi leggeri che vanno da un peso massimo di 0.30 gr. ad un minimo di 0.0010 gr. per cui vanno utilizzati in più d’uno alla volta.
I più usati fra i piombi scorrevoli sono le spiraline e i pallettoni.
Le spiraline sono dei piombi di nuova concezione evolutesi nelle gare. Si tratta di un filo di piombo del diametro di 1.00-2.50 millimetri, avvolti a spirale intorno ad un tubetto di plastica. Il successo di questa zavorra è dovuto dal fatto che è universale, può essere utilizzata in tutti i corsi d’acqua ed è in grado di lavorare bene in qualsiasi tipo di corrente. Essa si incaglia difficilmente data la sua struttura, e se accade, con il tubetto di plastica come anima che funge da elastico, basta dare un paio di strattoni che si libera dal fondo. Nei negozi specializzati si possono trovare alcune grammature ma normalmente è il pescatore che si crea da sé questo tipo di piombo e la cosa è molto semplice. Basta acquistare (in un negozio di pesca) un tubetto di gomma e infine avvolgerlo con il filo di piombo della sezione desiderata, creando di volta in volta le grammature desiderate a seconda della corrente in cui posiamo l’esca. Per ottenere un ottimo risultato è buona cosa schiacciare la spiralina con una tavoletta di legno in modo che le spire assumano una forma trapezoidale della sezione del filo, così facendo si ottiene una spiralina compatta con minor rischio d’incagliarla nei greti dei torrenti.
I pallettoni, invece, sono delle grosse sfere di piombo forate nel centro per permetterle il movimento sul filo, essi vengono utilizzati quando si ha a che fare con una forte corrente o una buca profonda in quanto il loro peso li cadere subito sul fondo. Ultimamente in commercio sono comparsi dei modelli composti da un perno conico montato sul filo e dalla sfera (di varie grammature) che vi si infila sopra; questo permette al pescatore di variare il peso della zavorra senza dover rifare la montatura. Per onor di cronaca va detto che esistono anche le ‘goccie’ le torpilles, i cilindretti, che sono tutte zavorre scorrevoli con varie forme e caratteristiche.
Nella pesca, in generale, come in tanti altri sports o hobbies è l’esperienza che la detta da padrona, quindi si può trovare il pescatore che da anni pesca utilizzando le gocce con discreto successo che non proverà mai la spiralina anche se si è dimostrata migliore nelle varie casistiche.

LE GIRELLE

Le Girelle sono quelle cose che girano a tutti noi,
quando il nostro migliore amico cattura più pesce in un ora che noi in un giorno........ Scherzi a parte....

La girella è un piccolo attrezzo che spesso da molti non viene neanche considerato.
Consiste in un filo di lega di ferro piegato e costruito in modo da formare normalmente due piccoli anelli uniti tra di loro da un cilindretto. Essa principalmente ha la funzione, data la sua forma, di migliorare il movimento della montatura impedendo che il filo di nylon si pieghi. Attrezzo veramente fondamentale per una buona battuta di pesca, in commercio ne esistono di molti tipi che si distinguono principalmente dalla presenza o no del moschettone. Con il moschettone vengono utilizzate per attaccare ad esempio alla lenza madre una montatura e permettere il ricambio veloce con un altra; può essere migliorata aggiungendo una o più girelle permettendo così allo stesso tempo una funzione di rotazione, con il moschettone presentano una o due girelle.
Senza il moschettone, vengono utilizzate normalmente solo per far girare meglio l’esca. Queste si usano nella parte finale della montatura, di solito sotto i piombi, una se si pesca con l’esca al naturale, doppia o tripla se si pesca a striscio con la rotazione.
Nel caso della pesca a striscio se non si utilizza almeno doppia dopo pochi minuti bisogna cambiare il finale perché, dato che la velocità di rotazione dell’esca è maggiore a differenza di quella del filo di nylon, si formerà inesorabilmente una parrucca ( il filo piegandosi si accartoccia su se stesso).
Le misure che si utilizzano di più nella pesca alla trota in torrente vanno dal n.12 al n.18.

 

E' un piccolo accessorio molto importante soprattutto nella pesca della trota in laghetto e in torrente. Serve, come la girella normale, a demoltiplicare in modo più efficace la torsione del basso di lenza a cui è legato l'amo. Spesso in queste specialità si fa uso di inneschi così detti rotanti, ossia che girano su se stessi durante il recupero o sospinti dalla corrente attirando l'attenzione delle trote e stimolando l'istinto aggressivo. Nel girare sul proprio l'asse l'amo finisce per attorcigliare anche il nylon, vanificando l'azione dell'esca. Ecco perché è necessario mettere sulla lenza una girella tripla che annulli tale torsione. Le aziende specializzate nella pesca in laghetto hanno da tempo realizzato particolari girelle triple che servono benissimo a tale scopo. Esse si piazzano tra la zavorra e il finale di lenza.


 

GIACCHE E GIUBBOTTI

Questi capi di abbigliamento sono veramente insostituibili, dato che sono l'indumento in cui si ripone tutto l'occorrente per poter pescare, sicuramente è il più importante capo di vestiario per ogni pescatore, a maggior ragione di chi pratica la pesca alla trota, specialità che richiede un continuo movimento.
Prenderemo in considerazione il gillet dato che è ritenuto il modello più funzionale ed adatto a tutte le stagioni, oltretutto nei suoi numerosi scomparti può trovare posto un vero e proprio arsenale di piccole attrezzature.
E' da preferirsi un modello non eccessivamente corto, quindi che arrivi alla cintola.

Le tasche devono essere sempre all’esterno, in caso contrario si avrà un giubbotto ingestibile quando è carico. Devono essere funzionali ed in numero sufficiente, ma non troppe. Bene se hanno anche due capienti tasconi sui fianchi dove sia possibile riporre gli oggetti più ingombranti e pesanti.
All'altezza del petto, deve presentare due tasche in cui sistemare gli ami in modo che posizionati in questo modo non possano bagnarsi. Internamente ci devono essere delle tasche per sistemare i documenti, il portafoglio e gli occhiali. Naturalmente deve avere anche alcune taschine dove sistemare gli accessori più piccoli in modo che essi siano all'occorrenza facilmente reperibili. Fate attenzione alla chiusura, evitare tutto ciò in cui il filo della canna possa impigliarsi (bottoni, chiusure lampo), è per questa ragione che ritengo che il velcro sia un'ottima soluzione

Le cose si complicano quando si indossano stivali alla cinta o i waders, fortunatamente il mercato offre modelli di giubbotti "da mosca" molto corti che concentrano tutte le tasche ben al di sopra della vita e al riparo dall’acqua. Spesso su questo tipo di giubbotti ci sono dei comodi "ganci di servizio", cui appendere tutti quegli oggetti (pinzette, forbici, ecc.)di uso frequente che può risultare difficoltoso ricercare ogni volta in fondo alle tasche.

GLI OCCHIALI POLARIZZATI

Sono un accessorio assolutamente indispensabile in tutte le tecniche "a vista".
L'occhiale polarizzato consente al pescatore di individuare le trote, se viene visto in quest'ottica è uno strumento proprio dell'agonismo. Ma soprattutto durante alcuni periodi dell'anno e in ore del giorno, quando i raggi del sole sono bassi, sulla superficie dell'acqua si creano condizioni di luce riflessa che ostacolano l'azione di pesca.
E' facilmente comprensibile quanto possano essere fastidiosi i suddetti riflessi, in particolare durante un'attività quale la pesca al tocco, in cui è determinante una perfetta lettura del fondo del corso d'acqua poiché da essa dipende l'efficacia della stessa azione di pesca.
Molte sono le proposte che il mercato ci offre soprattutto a proposito della cromatica delle lenti, possiamo trovare lenti gialle, azzurre, grigie e foto cromatiche.
La lente gialla e azzurra schiarisce molto, quindi è indicativa durante giornate scure e nuvolose ma, talvolta, può risultare fastidiosa. Al contrario la lente grigia è consigliata durante giornate luminose e risulta essere più riposante.
La lente fotocromatica, ultimo ritrovato nel campo, è in grado di adattarsi alle variazioni di luce ma ha un costo superiore rispetto alle altre.
I migliori modelli hanno dei pezzi solitamente di stoffa hai lati delle lenti che impediscono la penetrazione esterna dei raggi del sole che disturberebbero la vista. Questo tipo di occhiale lo potete trovare in tutti i negozi di pesca o di articoli sportivi.

  PORTA ESCHE

Molte sono le esche che possiamo usare per insidiare le trote. Esse variano a seconda della stagione in cui ci troviamo e degli usi particolari e dipendono dalle abitudini personali. Generalmente non sono molte le esche che portiamo con noi durante un'uscita specifica, non è quindi necessario munirsi di tante scatolette porta esche. Il mercato propone moltissime soluzioni ma si rivolge, soprattutto verso l'attività agonistica dove si ha la  richiesta di  attrezzature più specifiche. In generale distingueremo in portaesche in "Lamiera" o in "Plastica":

LAMIERA

 

QUALITA' ...  resistenza agli urti e alle temperature invernali, semplicità e funzionalità, poco ingombro, chiusura buona, attacco sicuro, duraturi.

DIFETTI   ... molto costosi, poco isolanti, difficili da togliere.

 

 

PLASTICA

 

QUALITA' ... svariati tipi, basso costo per i modelli base, funzionali, belli da vedere, sistemi veloci di attacco e sgancio, isolanti se hanno all'interno il polistirolo, modulabili,

DIFETTI ... ingombranti, poco resistenti agli urti in generale, inadatti alle temperature basse invernali, sistemi di chiusura fragili, poco duraturi nel tempo

 

IL GUADINO

Normalmente utilizzato dai moschisti sarebbe un bene che anche i pescatori di torrente ne abbiano sempre uno con se in caso di belle catture.
Il più utilizzato è quello a molla che si richiude con un particolare movimento e si pone dentro a una fodera; la sua caratteristica rispetto ai guadini tradizionali, è quella di occupare poco spazio tale da non infastidire la pesca.

Vademecum del buon pescatore...

 

In questa parte sono prese in esame le operazioni da compiere per riuscire a non andare mai in pescata. (guai a voi se fate tutto ciò che viene descritto…)

La pesca in alta montagna…

Pescare in alta montagna e una delle cose più belle che un pescatore possa fare, peccato che esse non siano raggiungibili in automobile. In pochi dispongono di un elicottero, altri si lanciano con paracadute e qualcuno si fa catapultare da più in basso, se non siete fra questi non vi resta che mettere le gambe in spalla.
Non dimenticate niente a casa, portate tutto quello che ci sta nello zaino e anche di più. Se non stramazzate al suolo, dopo un chilometro potete farcela ad arrivare al torrente inviolato.
Arrivati sul luogo di pesca ammesso che non sia avvolto nella nebbia (mi raccomando la bussola), cercate le esche nei prati ad esso adiacenti. Perderete circa un paio d'ore ad inseguire cavallette imprendibili e a ribaltare l'alveo in cerca di portasassi o altro (un piccolo escavatore cingolato si presta benissimo), se riuscite ad evitare una sanzione potete iniziare a pescare, e lì avrete una gran sorpresa…
Il torrente da voi scelto è a valle di un rifugio che scarica liquami biancastri, quello che doveva essere un posto inviolato è invece frequentato da una miriade di "montanari" che vanno in montagna solo per abbuffarsi e far rumore, le rive sono occupate da pulzelle in topless che vi distraggono e nella peggiore delle ipotesi v'imbatterete in compagnie di giovanotti con tanto di radio a manetta che gioca a pallone nei prati gettando lattine vuote in acqua.
Se è così in alta montagna come sarà a valle?
Meglio non pensarci ed iniziare a fare qualche passata tanto per giustificare lo sforzo. Se vi vestite di rosso o giallo avrete più possibilità di farvi individuare dalle prede che si allameranno da sole suicidandosi pur di fuggire allo scempio.

La ferrata…

La ferrata è il momento più bello per ogni pescatore e va curata in ogni particolare. Innanzi tutto cercatevi un bel posto all'ombra di una pianta avente i rami che toccano in acqua, questo vi riparerà dal sole; poi montate come lenza un bel pallettone da 25 grammi su un filo dello 0.23 e un finale da 0.20 con amo del 2.
A questo punto potete iniziare la vostra passata, iniziando da una piccola corrente per prenderci un po' la mano per poi posare la lenza in verticale a quella piccola cascata che sta davanti a voi, ora tirate la leva del mulinello e date più filo che potete in modo da far cadere sul fondo la vostra zavorra.
Se sotto c'è una trota avete il novanta percento di probabilità di tramortirla oppure sentirete una toccata strana…
Non vi state sbagliando, lì il pesce vi ha dato uno strattone, quindi date un bel colpo con la canna e a questo punto avrete tre possibilità:

1) Avete ferrato quella famosa Marmorata che da generazioni nella vostra famiglia tentate inutilmente di catturare dopo aver ipotecato anche la casa pur di acquistare l'attrezzatura giusta. Date un bel colpo in modo da far compiere alla canna e a tutto il resto, un arco in cielo facendo 'volare' il vostro pesce in mezzo ai rami che vi stanno alle spalle. Perderete un po' di tempo a cercarlo ma la soddisfazione sarà grande. Questa operazione vale anche per chi di voi si cimenta in gare di vario tipo perché in partenza vi fa guadagnare tempo prezioso.?!

2) Era solo il fondo; se vi va bene nel dare lo strattone, il pallettone si impasta sul secondo segmento della vostra tredici metri mandandovi in frantumi le vostre ferie in Norvegia. Purtroppo nelle prove di rottura i costruttori di canne non prevedono queste azioni ma in futuro penso che lo faranno.

3) La zavorra è rimasta impigliata nei sassi sul fondo, che fare? Impugnate la canna con tutta la forza che avete e iniziate a farle compiere movimenti in tutte le direzioni nel migliore dei casi il filo si stacca e vi creerà un enorme ingarbuglio sul vettino, nel peggiore … è meglio se vi tuffate In acqua muniti di bombole cercando il punto dove siete rimasti incagliati.

Vi siete mai chiesti come fare per riuscire a formare parrucche chilometriche?
Semplice, per ottenere delle belle parrucche sul finale non dovete fare altro che collegare finale, lenza e filo con un bel nodo e dimenticare qualsiasi girella, mi raccomando l'innesco che deve essere fatto a regola d'arte permettendo una bella rotazione dell'esca e se il fiume ve lo permette posate il tutto in verticale alla cascata; per chiudere in bellezza la giornata vi consiglio di appoggiare anche il cimalino della canna specie se tredici metri in modo da far divertire anche il vostro negoziante. Sul mulinello la cosa è un po' più complicata ma se andate a letto alle cinque del mattino dopo una notte in birreria per poi alzarvi alle cinque e trenta per andare a pescare, la cosa vi sarà sicuramente più semplice. Impugnate la vostra cinque metri attrezzata con un mulinello che non sia a bobina chiusa, aprite l'archetto e fate volare tutta la lenza da dietro di voi in avanti con tutta la forza che avete in corpo (quale..??) se riuscite a superare indenni gli alberi secolari che vi sovrastano, il lancio sarà perfetto.
Ora viene il bello… avete una cinquantina di metri di filo in acqua, vi cade indietro la canna e per condire la cosa il mulinello dovete appoggiarlo nella sabbia in modo da favorire l'oliatura dello stesso che da ora in poi girerà perfettamente, nel sollevarla impigliate il filo nella sacca porta pesci avendo cura di farlo passare dalla fibbia posteriore del cinturone; di solito questo è il momento in cui viene scambiato il fondo per una poderosa toccata, recuperate velocemente, prima con le mani poi con il mulinello, vedrete che il risultato non tarderà a venire. I più bravi riescono anche riavvolgere il filo direttamente sul perno sotto la bobina oppure a chiudere un paio di segmenti della canna che in precedenza non erano stati bloccati.

L'attrezzatura…

Ogni pescatore, oltre alle varie cose che tutti sanno, deve portarne delle altre che sono indispensabili, vediamo quali.
Un bel panino con mortadella unito ad una bottiglia di vino bianco non fa mai male in quanto durante la vostra battuta di pesca arriva sempre il momento dello sconforto e quindi non resta altro che fare una bella bevuta, magari con il vostro compagno perdonandolo del fatto che è riuscito a catturare più pesce di voi.
Il vestiario deve essere sempre doppio o meglio triplo perché la caduta in acqua è sempre alla vostra portata e se partecipate a qualche gara portatevi anche un vestito da cerimonia chissà che quella sia la volta buona che riuscite ad entrare in medaglia.
Un buon pescatore deve sempre avere una canna di scorta per ogni misura, in quanto se seguite i miei consigli sicuramente vi capiterà di usarla.
Portatevi anche un set di pronto soccorso completo di pinze, tenaglie e molto anestetico, gli ami sono molto pericolosi specialmente in mano alle persone più esperte in quanto sottovalutano la loro pericolosità. Inoltre fate attenzione a fare le montature tenendo l'amo in bocca, sono innumerevoli i casi di gente che si auto-all'ama.
Lasciate a casa gli occhiali, specialmente se polarizzati, perché rovinare una bella abbronzatura nelle giornate estive?
Se uscite con la vostra famiglia al completo per una bella scampagnata, nel vostro bagagliaio non deve mancare la televisione portatile da 22", le palette da spiaggia, il pallone e l'amaca.
La televisione vi serve per vedere il Gran Premio o il giro d'Italia nelle ore pomeridiane quando solo i nostri amici moschisti si divertono, le palette le usano i vostri marmocchi dandosele in testa tutto il giorno, il pallone lo usate voi con il nonno ricordando i tempi passati e l'amaca la usa vostra moglie che sostiene di fare la serva tutta la settimana. Non fatevi venire l'idea di fare una grigliata con il pesce che pescate perché la cosa sicuramente vi porterà iella e non catturerete niente. A tale proposito un paio di cornetti o quadrifogli in tasca aiutano sempre e fanno la differenza fra i campioni ed il normale pescatore.
Per ultimo vi suggerisco di informarvi anticipatamente a proposito degli orari d'apertura della pescheria più vicina, in quanto non si sa mai che dobbiate farci ricorso. Non c'è niente di peggiore che tornare a casa dalla moglie, che per l'ennesima domenica è stata trascurata, senza neanche un pesce da mettere sotto i denti.

Il viaggio…

I peggiori incidenti alla vostra attrezzatura avvengono nel bagagliaio dell'automobile.
Ricordo che quando praticavo l'aeromodellismo i modelli che non schiantavo al suolo li frantumavo chiudendo il portellone della mia auto.
Succede così anche nella pesca.
Caricate tutta l'attrezzatura la sera prima perché immancabilmente il mattino sarete in ritardo e nella fretta di partire oltre che a dimenticare le esche in frigorifero e l'impermeabile ancora steso sul portapanni, triturerete i vettini chiudendo il bagagliaio.
Nelle giornate piovose non dimenticate di aprire completamente la vostra dieci metri bloccando bene i segmenti, tre volte su quattro non riuscirete più a chiuderla, a questo scopo vi conviene acquistare in ferramenta un bel seghetto per poterla tagliare ricavando due belle cinque metri (chi ha la tredici può ricavarne una anche da lancio).
Il portabagagli vi può evitare l'intervento sulla canna ed inoltre vi potrete caricare le prede che sicuramente vi avranno fatto divertire per l'intera giornata.(sigh!)
Se disponete di un'automobile nuova fiammante, vi suggerirei di foderare il vano posteriore con della tela cerata rendendo il tutto a prova stagna. Se piove eviterete di insudiciare la moquette con gli stivali ed inoltre le esche che puntualmente, al ritorno, usciranno dalla vostra vaschetta termica, non avranno accesso all'abitacolo. Vermi e Camole sono particolarmente vivaci solo quando non li usiamo per pescare e quindi quelli che non si disperdono in auto prenderanno posto fra la vostra verdura in frigorifero.
Quando vi recate in posti nuovi portatevi cartine dettagliate del luogo onde evitare di finire in qualche zona no-kill con conseguente arresto e nottata in gattabuia, con voi deve trovar posto tutto il necessario alla sopravvivenza perché non si sa mai dove potete capitare, i più pignoli normalmente dispongono di un Gps per la ricerca via satellite.

Piccoli accorgimenti…

Vi darò qualche consiglio particolare…
Se siete accaniti fumatori, non perdetevi una bella fumata durante la ferrata e il successivo recupero facendo attenzione di tenere vicino al filo la vostra sigaretta, se il pesce non riesce a slamarsi da solo ci penserete voi a dargli una mano.

 

COME LEGARE GLI AMI

Il fissaggio del finale all'amo è una operazione estremamente semplice ma importante in quanto da esso dipende il coronamento di tutti i nostri sforzi durante la ferrata. Da alcuni pescatori non è preso molto in considerazione ma in realtà è molto importante eseguirlo in maniera corretta in quanto si possono avere delle rotture sul finale oppure un cattivo innesco dell'esca.
Di metodi di legatura ne esistono parecchi, ma qui noi tratteremo solo i due più importanti perché gli altri sono quasi sempre delle varianti di questi che vi presentiamo.


E' il sistema più diffuso ed è quasi banale parlarne perché tutti i pescatori ne conoscono la realizzazione, quindi questa parte è rivolta ai neofiti. Nel caso fosse la prima volta che la effettuate utilizzate per provare un amo abbastanza grosso con un filo dello 0.20; Il filo non và tagliato dalla bobina; lo prendete e create una piccola asola facendo sbordare la fine per circa 3-4 cm. e lo accostate all'amo che terrete con le dita della mano sinistra.


La parte finale cominciate ad avvogerla intorno all'amo e all'altro filo tenendo strette le spire che dovranno esse minimo sei.



Infine quello che vi resta lo infilate nell'asola che rimane verso la curva dell'amo e iniziate a tirare in modo da stringere il nodo che si crea.
La parte che vi rimane la tagliate il più piccolo possibile altrimenti potreste avere dei problemi innescando le esche in particolar modo le camole o le uova che troverebbero un ostacolo quando le calzate per poter superare la paletta.



Questo sistema è molto usato per la sua praticità in quanto è molto veloce da realizzare sul luogo di pesca ed inoltre non necessita di tagliare il filo dalla bobina per realizzarlo. Un altro sistema molto usato è quello alla 'valsesiana' anche se più complesso e laborioso ma più redditizio.

 

A riguardo di questa tecnica ne ho sentite di tutti i colori in quanto ognuno ci mette la propia variante e noi genericamente intendiamo 'alla valsesiana' quella legatura in cui il verso della fine del terminale coincide con quella del filo che arriva dalla montatura, quindi non me ne vogliano i cultori di questa tecnica se riterrano che ci siano delle inesattezze. In parole povere il pezzo di filo che rimane dopo il nodo servirà per fermare le esche impedendo che possano scivolare verso la curva dell'amo. La sua realizzazione è molto semplice ma richiede un po' di attenzione e inoltre è forse un po' troppo laboriosa da effetture sul posto di pesca. Personalmente prima di ogni gara o raduno mi preparo alcune lenze già pronte in modo da averle sempre a disposizione e inoltre utilizzo questa legatura su ami abbastanza grossi ( del 2-4-6-8) in quanto non ho mai avuto bisogno di provarla su ami più piccoli (10-12), comunque se vi serve potete sempre provare.
Per iniziare prendete un amo del 2 o del 4 con un filo del 0.20 (finale normalmente usato ad inizio gara) e tagliatene un pezzo in base a quanto volete che sia lungo il vostro finale. In genere ne taglio circa 40 cm ma solo la vostra esperienza vi potrà guidare man mano che ne effettuerete alcuni.
Piegate il filo a metà ed otterrete una asola, pareggiate i due finali e tenendo l'amo con la mano destra accostate i finali all'amo facendoli sporgere circa un centimetro dalla paletta.



Con le dita posizionate il più possibile verso la curva prendete uno dei due fili e iniziate ad avvogerlo intorno all'amo facendo attenzione al fatto che le spire avvolgano sempre i due spezzoni e che siano piuttosto tese e ben ordinate in quanto da esse dipende la fluidità del nodo una volta chiuso, esse devono essere circa 12 e nel limite del possibile più ne fate meglio è.


Tenendo ben salde le spire all'amo con le dita potete iniziare a tirare i due capi (normalmente è una operazione che si fà con i denti in quanto il Creatore ci ha fornito di sole due mani). Fate attenzione perché uno lo potete tirare per molto mentre l'altro lo tirerete al massimo un paio di centimetri, quindi consiglio di tirare dolcemente e se sentite una forzatura cambiate finale e tirate l'altro.
Alla fine andranno tirati tutti e due insieme in modo da creare una legatura uniforme intorno al filo.



Ora accorciate il filo più corto e lasciatelo avanzare circa un centimetro o anche meno, esso servirà a bloccare le esche impedendone il movimento sull'amo.
E' importante fare in modo che i fili siano superiori alla paletta, in quanto se fossero nella parte bassa di essa il movimento dell'esca tenderebbe a tagliarli (vedi disegno).
Alcuni pescatori utilizzano dello smalto da unghie trasparente, che applicato sulla legatura facilita l'innesco in quanto rende più omogeneo il nodo.
Volendo si può inserire nel nodo, durante la sua realizzazione, un crine di cavallo esso data la sua rigidità superiore a quella del filo contribuirà notevolmente a frenare l'esca.

IL LANCIO


Una volta arrivati sul posto e individuato la zona in cui si ritiene vi sia la trota, si procederà ad effettuare il lancio che può essere quello classico, oppure quello "da sotto".
Nel primo, si parte con la canna da dietro le spalle e si produce una rotazione totale fino a quando essa si trova in avanti e parallela all'acqua; questo non è molto utilizzato nella pesca al tocco perché data l'estensione delle canne (fino a 13m), il movimento sarebbe difficilissimo e faticoso e si rischierebbe anche di rompere l'attrezzo.
Il lancio da sotto o pendolo, invece è molto utilizzato dato che può essere effettuato anche con canna molto lunga senza sforzi eccessivi. Consiste nel tenere la canna bassa con uno spezzone di filo che penda dal cimino la cui lunghezza cambia a secondo della distanza da raggiungere e della presenza o meno di ostacoli e con la mano sinistra bisogna tenere il pezzo di filo che intercorre tra il mulinello e il primo anello della canna.
A questo punto si fà dondolare la lenza due o tre volte alzando e abbassando la canna caricando il cimino fino a quando si arriva al punto di massima oscillazione, ora con rapidità bisogna dare un colpo secco in avanti abbassando la canna e contemporaneamente lasciare il filo che si ha in mano; vedrete che la lenza, se effettuato bene il lancio, partirà velocemente in avanti e cadrà nel punto che vi eravate prefissi di raggiungere con un buon margine di precisione. È molto utile saper eseguire questo lancio dato che ha la prerogativa è di mantenere la lenza bassa, passando sotto i rami che cadono a ombrello, e di avere una ottima precisione potendo arrivare in posti altrimenti inaccessibili.
Per maggiori informazioni vedi LE CANNE.


LA PESCA IN ESTATE

 

Con l'estate finalmente arrivano le ferie in cui ci si può interamente dedicare alla pesca. Dopo mesi di battute di pesca frettolose nei fine settimana tra "truppe" di pescatori che prendono d'assalto i fiumi, ci si può dedicare alla pesca tranquillamente passando intere giornate tra montature, canne e trote, mogli e marmocchi permettendo... Peccato che quando arriviamo sul fiume la voglia e l'affiatamento incominciano a scomparire nella delusione. Le condizioni dell'acqua sono quasi sempre pessime. Nel fondo valle i livelli sono bassi, i torrenti che pochi mesi fa erano fiumi, diventano rigagnoli di acqua cristallina, con trote (le poche rimaste) che appena metti piede sul corso si accorgono della tue presenza e ciao catture. Invece nelle località alpine dato che è in atto lo scioglimento dei ghiacci, i torrenti sono fiumi in piena con acqua grigiastra e freddissima, di bene in meglio. Se fossimo in un altro periodo converrebbe tornarsene a casa a dormire, ma dato che di tempo ne abbiamo in abbondanza, pescando in determinati modi e seguendo alcune semplici regole è possibile fare ancora delle buone catture.


Prenderemo in considerazione soprattutto il primo tipo di condizione (acqua bassa e cristallina) dato che è possibile pescare qualche cosa. Nei torrenti con l'acqua bassa, le catture saranno maggiori ma bisogna veramente sudarsele. Bisogna avere molta astuzia, senso dell'acqua, buona vista (normalmente si vedono le trote), ma soprattutto il metodo di avvicinarsi al corso d'acqua deve essere silenzioso e felpato senza farsi scorgere. Le trote escono dalla tana all'alba, rimanendo in caccia anche tutta la mattina posizionandosi nella vena centrale delle buche più fonde. Preferiscono questa postazione dato che la corrente gli porta il cibo direttamente in bocca senza che si debbano dare troppo da fare e anche perché è il punto più fresco, meglio ancora se ci sono dei rami a coprire il tutto. In pieno giorno, le trote, soprattutto nel fondovalle si nascondono tra i sassi o i rami e non si fanno più vedere fino alla sera, per tentare qualche cattura bisogna risalire i piccoli torrenti infrascati pescando nelle buche più grosse e profonde coperte da fitta vegetazione, qui ci si può imbattere anche in qualche bella selvatica dalla livrea particolarmente scura. Di sera rincomincia l'attività. L'acqua perde lentamente il calore accumulato e le trote rientrano in caccia, prima quelle più piccole, poi con l'avanzare delle ore anche quelle di taglia maggiore. La situazione cambia totalmente con il variare delle condizioni atmosferiche. L'arrivo di un temporale, il cambiamento del colore dell'acqua causato dalla pioggia, il variare della pressione atmosferica, sono tutti eventi particolarmente favorevoli per la pesca. Le trote sentono il variare delle condizioni e di colpo il corso d'acqua che pochi minuti prima avreste giurato che era vuoto si riempie di pesce. Le trote entrano in caccia, "cattive "come non mai, attaccano ferocemente l'esca andandola a prendere anche fuori dalla corrente nelle lame terminali, questi infatti sono i posti migliori dato che con la schiusa in massa degli insetti acquatici (lo sanno bene i nostri colleghi moschisti) il pesce tende ad andare dove questi sono più abbondanti. Nel caso di acqua grigia e fredda, la così detta "acqua di neve", le possibilità di cattura sono molto ridotte dato che le trote entrano praticamente in letargo, nascondendosi tra i sassi o nell'acqua bassa rifiutando la maggior parte delle esche. Comunque se volete lo stesso tentare, pescate solo a riva nell'acqua alta due dita dove praticamente si ferma, solo qui potrete trovare qualche trota. Questo perché le condizioni sono simili alla piena, infatti dove l'acqua si calma deposita la sabbia così permette la migliore respirazione alla trota. Usate una corona come montatura, di media grammatura, filo grosso (tanto non lo vedono), amo medio dal n.4 al n.8, come esca un lombrico accoppiato qualche volta alla camola del miele così si ottiene un maggior contrasto di colore. L'azione di pesca è importantissima per la buona riuscita della battuta, infatti deve essere lentissima, un continua salire e scendere con recuperi contro corrente. La trota mangerà attaccando l'esca quando la alzerete dal fondo, naturalmente molto lentamente.


AZIONE DI PESCA



L'azione di pesca non deve essere poi tanto diversa da quella delle altre stagioni. Bisogna solamente pescare a passata il più naturale possibile o al massimo variare un po' alzando di tanto in tanto l'esca. Infatti, arrivati a fine passata non bisogna estrarre di colpo la lenza ma dobbiamo richiamarla verso monte per poi lasciarla scendere di colpo nuovamente di qualche decina di centimetri. Se per caso una trota ha seguito l'esca indecisa, in questo momento la attaccherà per paura di vedersela sfuggire.



MONTATURE



A differenza delle altre stagioni in cui la portata d'acqua è copiosa, in estate i torrenti sono tutti ridotti a piccoli corsi con acque basse e cristalline. Per questo le lenze solite non vanno bene perché sono troppo pesanti, bisognerà usare montature alleggerite e rese più morbide per adattarsi nel modo migliore alle difficili caratteristiche dei torrenti estivi.Si raccomandano quindi pochi pallini e piccoli per le corone, e grammature leggere per i piombi secchi. Come finali si usi fili finissimi dal 0,14 al 0,12 con ami piccoli e poco appariscenti.Vedi Le Montature e le Esche.


LA PESCA IN ACQUA ALTA      

Quando ci apprestiamo ad arrivare su un torrente, spesso, non sappiamo a cosa dovremo andare in contro. Certo, basta guardare le condizioni atmosferiche, considerando anche quelle dei giorni precedenti, per farci una idea di come si presenterà il corso d'acqua e la sua relativa altezza; Il problema si pone quando qualche cosa va "storto", ed arrivando sul posto di pesca ci troviamo di fronte condizioni a cui non siamo preparati o comunque che non amiamo.
Queste condizioni per lo più sono l'acqua bassa, caratteristica dell'estate, e l'acqua molto alta. In questo articolo prenderemo in considerazione quest'ultima.
Molti pescatori dinanzi ad un torrente con l'acqua alta, rinunciano a pescare senza neanche aver preso in considerazione i vari aspetti di questa condizione. Infatti, essa rappresenta una palestra molto varia, a volte facilissima, a volte problematica, a volte difficilissima. Per spiegare meglio questo concetto dobbiamo distinguere in:



  LE ESCHE CONSIGLIATE

L'esca migliore in condizione di acqua alta, secondo il mio parere è il verme.
Con l'innalzamento del livello, o comunque in tutte le condizioni di acqua alta, la corrente aumentando di intensità deteriora le rive con il relativo distacco di porzioni di esse, provocando una naturale pasturazione. Utilizzando il verme sfruttiamo questa condizione dato che il pesce è abituato a cibarsene. Importante è però adattarsi alle evenienze, infatti le trote, in particolare con l'acqua alta ma calante, sono già sazie. In questi casi è meglio utilizzare, vermi sì, ma piccoli, innescati in modo che girino per stimolare, se non l'appetito, l'aggressività.
Ottima anche l'accoppiata verme-camola che sfrutta la differenza di colore e il classico pesciolino. Comunque vedi la sezione esche.


AZIONE DI PESCA

L'azione di pesca deve essere sempre molto lenta.
Non prendendo in considerazione il periodo precedente ai temporali estivi o comunque in condizioni di acqua in salita, la trota è piuttosto sazia, quindi svogliata e poco attiva.
Per questo dovremo procedere ad una pesca di "sosta-stimolazione". Precisamente è bene calare l'esca davanti al sasso che si ritenga ospitale ed in prima analisi lasciarla affondare (sosta), dopo pochi attimi muoverla facendola correre attorno al sasso (stimolazione).
Così facendo, anche se la trota è svogliata, potremo insidiarla stimolando la sua aggressività e golosità (meglio usare per questo esche piccole). Come zavorra, per il sottoriva, sono indicate sia la corona che il pallettone, anzi quest'ultimo è certamente più indicato, perché più manovrabile, inoltre è possibile con esso anche un'azione più agile nell'infrascato.
È bene in ogni caso insistere per prolungati periodi, ripetere tratti già sondati e prestare particolare attenzione perché ora la tocca è spesso "tocca e fuga" e quasi sempre la ferrata deve essere immediata. Un discorso a parte infine richiede l'acqua alta, ma velata o fortemente velata. In questa eventualità, chi vuole pescare deve ricordare che molto probabilmente la trota cercherà rifugio nel sottoriva, anzi stazionerà proprio vicinissima alla sponda, dove abitualmente il flusso è meno impetuoso ed il pescatore deve ben focalizzare che il raggio visivo del salmonide è fortemente condizionato: è quindi indispensabile un'azione di pesca lentissima ed estremamente ripetitiva. Essenziale è una zavorra decisamente pesante, un'esca di buone dimensioni e molta calma. Si cala proprio vicino alla riva e si lascia trasportare fino a quando non si trova la morta, cioè fino a quando non si trova la zona in cui l'esca si ferma, segno evidente che la zavorra è a terra. Ora si può attendere per qualche istante e poi accennare una lentissima azione di risalita, trattenendo periodicamente e a varie profondità e poi ripetere e ripetere la manovra: è l'unica tecnica che di solito assicura risultati anche se è piuttosto noiosa, ma se in questa eventualità dobbiamo pescare, cerchiamo di farlo almeno al meglio.

L'ACQUA IN SALITA


Essa si identifica quando il corso sta aumentando la sua portata, anche in modo considerevole, in relazione a precipitazioni atmosferiche stagionali o a scioglimento della neve in montagna.
Nella prima di queste situazioni, se l'acqua non è eccessivamente torbida, la trota è in grande attività ed è quindi una preda facilissima.
In queste condizioni basta pescare con un bel verme montato su una qualsiasi montatura che le catture saranno abbondanti e poiché questo è arcinoto non vale la pena di approfondire.
Nella seconda situazione, cioè con acqua alta per effetto dello scioglimento della neve in montagna, allora le cose si complicano.
A causa della temperatura bassa dell'acqua, le trote sono assai apatiche e la loro attività si riduce ad un breve periodo in prossimità dell'alba e nelle prime ore del pomeriggio.
Dopo un'ora di pesca all'alba è bene attendere il pomeriggio sperando che l'acqua si alzi ancora. Se invece l'acqua di pomeriggio tende ad abbassarsi, l'attività pur minima della trota cessa, questo perché riducendosi la portata si ha un abbassamento ulteriore della temperatura.
E' bene ricordare, soprattutto per i garisti, che in presenza di acqua di neve le trote d'immissione si lasciano trasportare, per questo è buona cosa disporsi in fondo al settore o alla zona d'immissione e prestare particolare attenzione alle buche.
Se in queste postazioni poi si cattura, non bisogna abbandonarle perché molto spesso, anche quando non ci sono più trote, altre si lasceranno trasportare lì, presumibilmente mangeranno successivamente. Infatti la trota non mangia fino a quando non trova una postazione comoda e tranquilla, o magari mossa con sotto un tratto particolarmente turbolento che la impaurisce e non volendolo scendere, si ferma. In ogni caso in situazioni di acqua da neve, caratterizzata dal fondo con riflessi giallognoli, a causa del comportamento delle trote, scegliamo sempre un'azione di pesca lenta o lentissima.

 

ACQUA ALTA COSTANTE



Se l'acqua è alta e così si mantiene per un buon periodo, la trota ha il tempo di adeguarsi a questa realtà e di solito, dal sottoriva dove si rifugia durante le piene improvvise, ritorna alle sue abituali postazioni.
Il problema sta proprio in questo, infatti, fino a quando la trota si trova nel sottoriva, anche se non mangia molto è facilmente trovabile, ma quando torna al suo nascondiglio con in più l'ingombro dell'acqua alta allora trovarla diventa piuttosto arduo. Oltre a questo, la trota è piuttosto ferma, "piantata", questo non significa che sia poco aggressiva, ma che per attaccare l'esca deve essere in grado di vederla e inseguirla con comodità. Qui entra in gioco il famoso "senso dell'acqua", infatti con acqua alta e trote svogliate bisogna assolutamente porre l'esca il più vicino possibile al pesce, è dunque necessario capire all'incirca dove possa essere. Poiché questa qualità è assai difficile da sviluppare, dobbiamo affidarci più al piombo che a noi, utilizzando tecniche indicate come il rodolon o la pesca a passata.
Infatti in questi modi, poiché la zavorra con l'esca rotola sul fondo, potrà essere vista e quindi attaccata , e sarà il flusso dell'acqua a portarla vicino alle trote che, ferme nella loro postazione, attendono il cibo trasportato dalla corrente. E' bene inoltre ricordare, che in questa eventualità di acqua alta, la trota manifesta un comportamento meno diffidente, questo perché la portata la protegge ed essa si sente più sicura prolungando anche il periodo di attività a più ore portandolo fino al tramonto..

ACQUA ALTA MA CALANTE



E' importante ricordare che, presumibilmente durante il periodo di innalzamento del livello dell'acqua, le trote abbiano mangiato a più non posso e che quindi abbiano anche trascorso molto tempo fuori dalle tane per sopperire al pericolo di essere murate e rimanere intrappolate.
Quindi, quando l'acqua scende di livello, di conseguenza avremo a che fare con trote assai sazie e piuttosto impietrate. A questo punto diventa inutile sondare le abituali posizioni, ma è necessario pescare intorno alle pietre con insistenza cercando quei pochi pesci ancora in attività. Questa metodo di pesca è in genere poco produttivo, perché con trote sazie e impietrate c'è poco da fare. Conviene sicuramente di più provare il sottoriva, infatti durante le piena qui si rifugia, qui ha mangiato e con tutta probabilità qui si è impietrata e qui deve essere insidiata prima che torni alle abituali tane.
Discorso a parte bisogna fare quando ci troviamo ad un calo del livello dell'acqua a causa della fine di un temporale. In queste circostanze le trote sono tutt'altro che rintanata, si comportano con frenesia e attaccano spesso l'esca per assicurarsi l'ultimo cibo; quasi come all'inizio del temporale.

 

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